Koulibaly: l’Italia è indietro sul razzismo

25 Gennaio 2019

Domani Milan-Napoli, il senegalese torna al Meazza dopo aver scontato la squalifica

NAPOLI . L'orgoglio ma anche la delusione dell'essere un simbolo della lotta al razzismo «perché nel 2019 non dovrebbe esserci bisogno di un simbolo per questo», ma anche una dura e lucida analisi sul livello di razzismo in Italia rispetto alla Francia: «Sono nato lì e nel calcio come nella vita non ho ma avuto problemi, sono avanti su questo». A un mese dalla notte maledetta di San Siro, con il tifoso interista morto fuori dallo stadio e i buu razzisti contro di lui all'interno, Kalidou Koulibaly si ferma a riflettere. Domani (ore 20,30) tornerà titolare al Meazza dopo aver scontato la doppia squalifica, ma Koulibay non cita mai i tifosi milanesi, parlando di un clima che deve cambiare: «Mi fa piacere essere considerato un simbolo della lotta al razzismo, ho dei valori da trasmettere. Il mondo ha fatto grandi passi avanti ma se dobbiamo ancora lottare contro questo significa che stiamo facendo passi indietro». Passi indietro li sta facendo in particolare l'Italia, come ha spiegato ieri anche il centrocampista francese della Roma, Steven Nzonzi: «Credo che il calcio italiano abbia un problema col razzismo. Davvero dovrebbero lavorare su questo. Di sicuro non avrebbero dovuto punire Koulibaly, perché in quella situazione devi metterti nella posizione del giocatore. Lasciare il campo potrebbe essere uno degli approcci in futuro, sicuramente». E su questo Koulibaly approfondisce il divario culturale che c'è proprio con la Francia, Paese in cui il senegalese è nato e cresciuto: «In Francia sono cresciuto con tanti amici stranieri, turchi, arabi del Nordafrica, francesi, senegalesi, non c'erano mai problemi».