«L’Abruzzo ha ampi margini di crescita»

16 Aprile 2017

I tecnici regionali: subiamo gli avversari fisicamente, però questo non deve essere un alibi per noi

ROSETO. Al Trofeo delle Regioni la squadra dell’Abruzzo maschile sta cercando di darsi da fare a suon di corsa, grinta e sudore, pur scontando la solita mancanza di centimetri sotto canestro, che da un po’ di tempo attanaglia le nostre rappresentative regionali. Chi non molla è l’allenatore di questi ragazzi, Giacomo Piersante, che ha le idee chiare sulla sua squadra.

Coach come le sembra finora il livello del torneo maschile?

«È alto e interessante. Gli impegni sul parquet non mi hanno permesso di vedere tante altre squadre, ma quelle che ho visto mi hanno favorevolmente impressionato, soprattutto l’Emilia Romagna che ha possibilità di arrivare fino in fondo: hanno buona fisicità e tecnica, e un modo di giocare che mi piace insegnare».

La rappresentativa abruzzese a cosa può aspirare?

«Siamo una buona squadra, purtroppo subiamo tanto fisicamente ma questo non deve diventare un alibi, anzi dobbiamo dimostrare la nostra bravura e cercare di trasformarlo in un punto di forza».

Resta quindi l’ottimismo, nonostante una partenza non brillante.

«All’esordio abbiamo fatto meglio che nella seconda uscita, dove abbiamo messo in evidenza solo certe individualità a scapito del gioco di squadra; questo gruppo forse non avrà una super stella, ma ha del potenziale, lo vedo perché anche se a fasi alterne, tutti i ragazzi mi stanno dando qualcosa quando li metto in campo. Devono solo imparare e capire che le loro individualità possono venir fuori ancor di più se passeranno attraverso il gioco di squadra».

Ha visto qualche giovane interessante?

«Due giocatori della Virtus Bologna, ma anche certi ragazzi dei team Lombardia, Lazio e Toscana sembrano in gamba».

Sulla situazione del basket giovanile abruzzese è d’obbligo chiedere a Fabiolino Di Tommaso, referente tecnico regionale.

«È un movimento che negli ultimi anni si sta consolidando e gode di buona salute. In questo momento mancano però società che lavorino di più con loro e che investano sui settori giovanili rinforzando i quadri tecnici, per poi mettere in atto politiche societarie finalizzate a far giocare di più i giovani che se lo meritano».

La fase di reclutamento può giovarsi anche del traino delle squadre di A2.

«Per fortuna abbiamo Roseto e Chieti ad alto livello, senza dimenticare le altre che stanno in serie B, tutti club che danno visibilità al nostro sport. In questo modo tanti giovani si appassionano, vanno a vedere le partite, guardano come giocano gli americani, ed ecco un effetto traino buono per lavorarci».

In effetti tra i giovani abruzzesi si vede qualche buona individualità, ci sono Fusella di Chieti e Cianella di Roseto, entrambi del 2001, oppure Del Sole, il classe 2000 di Pescara.

«Monitoriamo i ragazzi nati tra il 2000 ed il 2002, con alcuni prospetti interessanti; staremo a vedere sulla loro futuribilità, c’è da lavorare ancora per farli esprimere al massimo».

Il problema dei giovani è sempre quello: faticano ad esordire in prima squadra.

«Purtroppo ogni società si struttura per i propri obiettivi affidandosi a giocatori di esperienza; lo capisco, ma ci vorrebbe più coraggio e mettere alla prova qualche ragazzo».

Una lega per farli giocare sarebbe una soluzione?

«Sì, un campionato per gli Under 24 li farebbe giocare con continuità per farsi trovare pronti ad una chiamata».

Lei 12 anni fa faceva parte dello staff tecnico del Roseto Sharks in serie A, poi ha lavorato solo con i giovani.

«Una scelta che rifarei, insegnare ai ragazzi è la cosa che preferisco di più».

Marco Rapone

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