L’accusa di Chiellini: intimiditi dal Pescara

Il club biancazzurro non replica alle accuse del difensore
PESCARA. Non si placano le polemiche sul match di sabato tra Pescara e Juventus. Al termine della gara i tifosi bianconeri si erano scatenati sul web attaccando pesantemente Sulley Muntari, autore del fallo su Paulo Dybala che ha costretto l’argentino ad abbandonare il campo per una leggera distorsione alla caviglia. E domenica sono arrivate le dichiarazioni di Giorgio Chiellini che, parlando della partita vinta contro i biancazzurri, ha fatto un riferimento all’infortunio del fuoriclasse argentino che però domani a Barcellona ci sarà: «Io sono ottimista: è chiaro che sarebbe stato meglio non prendere quei due "calcioni”», ha spiegato il difensore della Juventus a Sky, «e che la situazione si sarebbe potuta gestire meglio. All'inizio c'è stata una vera e propria "intimidazione ripetuta" nei nostri confronti, e si è lasciato un po' andare, ma spero che tutto possa andare al meglio e che Paulo mercoledì (domani, ndr) possa essere in campo e fare la differenza come ha già fatto all'andata».
Accuse pesanti alle quali il Pescara ha deciso di non replicare. Non si capisce il motivo del silenzio, visto che in campo c’è stato sì qualche scontro, ma nulla di più rispetto a tante altre sfide di campionato. Inoltre, ieri Dybala ha svolto l’allenamento con il resto della squadra. Insomma, il guaio riportato dall’argentino non era affatto grave e verrebbe da chiedersi cosa sarebbe successo se un infortunio del genere fosse capitato ad un attaccante del Pescara o di un altro club dello stesso rango dei biancazzurri.
Nel frattempo, domani la squadra riprenderà la preparazione in vista della partita contro la Roma che si giocherà all'Adriatico lunedì sera alle 20,45. Manca soltanto la conferma dell'aritmetica per sancire il ritorno in B dei biancazzurri in serie B, ma il Delfino ha l'obbligo morale di onorare fino alla fine il campionato che rischia di essere ricordato come il peggiore della storia calcistica pescarese nella massima serie. Non solo, se nelle ultime sette gare del torneo il Pescara non dovesse collezionare altri 8 punti stabilirebbe (con 7 lo eguaglierebbe) il record negativo nei campionati di A a 20 squadre. Finora la compagine con il peggior rendimento è il Treviso: 21 punti nella stagione 2005-06 con 3 vittorie, 12 pareggi e 23 sconfitte. Al momento, dopo 32 gare disputate, il Delfino è ultimo con 14 punti (2 successi, 8 pareggi e 22 sconfitte). In realtà anche il Venezia nel 1949-50 ebbe un ruolino identico a quello del Treviso con 16 punti finali (5 vittorie, 6 pareggi e 27 sconfitte) che però ora sarebbero 21, visto che dal ’94-95 vengono assegnati 3 punti per la vittoria. Dunque, i biancazzurri saranno chiamati alla lotta per evitare l’onta di una retrocessione che li farebbe arrossire.
Di certo non sarà facile migliorare la classifica già dalla prossima partita casalinga, dal momento che dopo aver affrontato la capolista il Delfino ospiterà la Roma, seconda forza del torneo. Ma un piccolo margine per chiudere in maniera dignitosa esiste. Il Pescara, infatti, giocherà le altre due gare all’Adriatico sfidando il Crotone (7 maggio dopo la trasferta a Cagliari) e il Palermo (21 maggio nel match successivo a quello fuori casa col Bologna). Il pubblico ha apprezzato i passi in avanti della retroguardia (4 gol incassati nelle ultime 3 gare contro Milan, Empoli e Juventus), ma vorrebbe vedere qualcosa in più nella fase offensiva. Più che altro, finora si è notata poco l’impronta di Zeman che nella sua carriera ha sempre tenuto fede al suo credo calcistico. Al contrario, nei primi mesi della sua seconda esperienza in riva all’Adriatico, salvo rare eccezioni, la squadra non ha quasi mai messo in vetrina le idee dell’allenatore di Praga. Che, dal canto suo, ha rivisitato la propria mentalità. Nel corso della carriera Zeman è stato uno dei pochi tecnici fedeli ad un solo sistema di gioco (il 4-3-3) che ha sempre garantito spettacolo e reti. Di tutto questo, finora non c’è stata traccia soprattutto a causa della presenza in organico di tanti giocatori poco adatti alla sua filosofia. Molti addetti ai lavori considerano il boemo un maestro. Alcuni lo definiscono un integralista o un rivoluzionario che però ha cristallizzato i suoi metodi lasciando ad altri spazio e modo per svilupparli. Comunque sia, è impensabile credere che Zeman sia cambiato. E alzi la mano chi lo desidera.
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