L’Amatori a Di Fabio: noi sempre leali con te

I soci del neonato Pescara 1976 replicano all’ex patron: «Lo abbiamo supportato in ogni esigenza»
PESCARA. Qualche giorno per metabolizzare le considerazioni e le accuse di Carlo Di Fabio, ex patron dell’Amatori non iscritta alla serie A2, e poi quelli che sono stati per anni i suoi soci hanno preso carta e penna per la replica.
Le strade si sono separate in estate, a luglio, e da allora sono volati gli stracci da una parte all’altra. Da una parte Di Fabio e dall’altra il resto della dirigenza ripartita dalla C Silver con la matricola Pescara 1976.
La settimana scorsa Di Fabio sul Centro aveva esternato il suo stato d’animo: «Sono stato mal sopportato per anni. Servivo solo per ottemperare agli impegni economici», il succo di un’intervista che «i soci dell’Amatori Pallacanestro Pescara hanno letto con grande stupore ed amarezza», si legge nella nota. «Pur avendo sempre mantenuto la linea della riservatezza, nel rispetto reciproco delle diversità di vedute ed opinioni all’interno della società e confermando tale linea anche per il futuro, ritengono che quanto dichiarato da Di Fabio oltrepassi ogni limite di “decenza” e renda doverosa una replica unitaria da parte di quelli da lui definiti “pseudo soci”. Carlo Di Fabio, nel corso degli anni non è stato mal sopportato ma semmai sempre più che supportato dai suoi “pseudo soci” che oltre ad occuparsi quotidianamente di tutti i molteplici aspetti operativi necessari al funzionamento di una società di basket di serie B e tutto il settore giovanile, sottraendo tempo alle proprie famiglie e alle proprie attività (perché non vivendo col basket svolgono tutti un lavoro vero, grazie a Dio), non si sono mai, e dicono mai, tirati indietro ogni qualvolta, e sono state tante, Di Fabio ha fatto richiesta di supporto economico oltre quanto già versato in ottemperanza agli impegni assunti annualmente da ciascuno. Tant’è che tutti hanno maturato posizioni creditorie (anche importanti), non ancora risolte. Se si parla di sopportazione», continua la nota, «forse ci si deve riferire al fatto che gli “pseudo soci”, sempre in nome e a tutela della serenità della squadra e dell’ambiente, hanno tollerato (col senno di poi evidentemente sbagliando), le sue reiterate iniziative a “titolo personale” che spesso si sono rivelate inopportune e controproducenti per l’immagine della società».
Luca D’Onofrio, Alessandro Bedeschini Bucci, Fabrizio Toro, Paolo Losavio, Fabrizio Cicconetti e Maurizio D’Anolfi, ovvero i soci della neonata Pescara 1976 per anni dirigenti dell’Amatori, vanno oltre: «Riguardo al fatto della doppia presidenza è vero che Di Fabio è presidente e amministratore unico della Srl (con tutta la responsabilità che ne consegue), ma non nei confronti della federazione, e questo perché non può farlo a causa di inadempimenti ancora sospesi, legati a sue precedenti esperienze da tesserato Fip con altre società facenti capo a lui, società peraltro oggi non più esistenti. Una mezza verità invece Carlo Di Fabio la dice finalmente in merito al suo rapporto con Luca Di Censo e della sua società Pescara Basket, di cui tesse sperticate lodi, augurandosi di poter quanto prima aiutarlo “dall’esterno”. Auguriamo a tutti le migliori fortune se queste porteranno in alto il nome di Pescara sportiva. Gli “pseudo soci”, dal canto loro, continuano con la nuova società Pescara 1976 (un nuovo soggetto giuridico richiesto dalla Fip), non “vergine e pulita economicamente” ma bensì costituita esclusivamente con loro risorse “al netto” di quelle impiegate con Di Fabio, per portare avanti il marchio Amatori (di cui ha pieno titolo) ed i suoi ideali di pallacanestro, presenti da 43 anni a Pescara. Con questo pensano di aver doverosamente replicato alle sconcertanti dichiarazioni di Carlo Di Fabio e precisano che questa è l’ultima volta che sottraggono tempo alle proprie attività sportive e, soprattutto, lavorative, per rispondergli pubblicamente. Se sarà necessario sarà fatto in altre sedi». (r.c.)
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