L’annuncio di Jacobs: «È meglio fermarmi, torno in pista nel 2022»

ROMA. Niente meeting della Diamond League a Eugene. Marcell Jacobs, fresco della gloria olimpica, ha deciso di fermarsi. Ha dato appuntamento al 2022 a chi gli ha chiesto quando sarebbe tornato in...
ROMA. Niente meeting della Diamond League a Eugene. Marcell Jacobs, fresco della gloria olimpica, ha deciso di fermarsi. Ha dato appuntamento al 2022 a chi gli ha chiesto quando sarebbe tornato in pista. Saltano quindi le possibili presenze anche nelle riunioni di settembre a Bruxelles e a Zurigo, con relativi ricchi ingaggi. L’olimpionico preferisce fermarsi e fare il punto della situazione con il suo manager Marcello Magnani, arrivato a Roma proprio per discutere del futuro del suo assistito, che si annuncia comunque ricco di opportunità per chi ha appena vinto l’oro dei 100 e nella staffetta alle Olimpiadi. Oltretutto Jacobs ha verificato che persistono quei problemi alla cartilagine di un ginocchio di cui aveva parlato dopo il successo nella staffetta. Ecco quindi che, essendo Marcell un perfezionista e sentendosi anche un po’ scarico dopo le fatiche e le emozioni olimpiche, ha preferito dare forfait piuttosto che rischiare brutte figure. Il tecnico Paolo Camossi è stato d’accordo con lui ed è stato deciso di rimandare tutto al 2022, anno in cui l’olimpionico si cimenterà un paio di volte anche sui 200 metri. Ma è chiaro che Jacobs ha già nel mirino i Mondiali di Eugene, dove vuole andare a ribadire in faccia agli americani, che hanno messo in dubbio la sue prestazioni, che il migliore è lui, l’azzurro nato in Texas ma italiano al 100%.
Doping. Quattro atleti delle Olimpiadi hanno violato le regole antidoping. Il nome più noto è quello dello sprinter britannico Chijindu Ujah, arrivato sino alla semifinale dei 100 e frazionista della 4×100 britannica che è arrivata ad un centesimo dal quartetto azzurro campione olimpico. Per lui sarebbe stata riscontrata la presenza di Ostarina e S-23. Oltre a lui sono stati sospesi Sadik Mikhou del Bahrein, uscito in batteria nei 1500 con 3’42’’87, il georgiano Benik Abramyan, iscritto al lancio del peso, e lo sprinter keniano Mark Othieno Odhiambo. Se la violazione di Ujah in materia di doping venisse confermata, le medaglie d’argento del quartetto britannico di Tokyo 2020, secondo dietro l’Italia, sarebbero revocate.

