L’APOSTROFO AZZURRO
Ci risiamo, stavolta contro una squadra meno quotata del Belgio, ma anche la Costarica era meno quotata dell’Inghilterra ai Mondiali 2014 eppure ci ricordiamo come finì (non te lo ricordi? vinsero...
Ci risiamo, stavolta contro una squadra meno quotata del Belgio, ma anche la Costarica era meno quotata dell’Inghilterra ai Mondiali 2014 eppure ci ricordiamo come finì (non te lo ricordi? vinsero loro 1-0). Stavolta invece di Prandelli c’è Conte, e cambia parecchio: non tanto sotto il profilo tattico, quanto sulla consistenza di questo gruppo, che sta alla Nazionale in Brasile come una squadra sta a una comitiva di turisti in gita. Stuzzicano De Rossi e Florenzi sulla Juve: niente. Cercano di strappare battute velenose ai panchinari: missione fallita. Veterani contro giovani? Macché. Non tutte le Nazionali ci riescono, e già questo è un risultato; noi, poi, di solito ci riusciamo meno degli altri, e quindi - comunque finirà - va riconosciuto a Conte il grande lavoro motivazionale svolto.
Il passo in avanti sarà ora coinvolgere anche i tifosi e gli addetti ai lavori, che molto spesso sono tifosi mascherati: il tweet sarcastico di Raisport dopo l’ammonizione di Chiellini, cancellato dopo le proteste, vale da solo un trattato di italianità. Per molti di noi, Europei e Mondiali sono solo l’apostrofo azzurro tra un campionato e l’altro: un occhio alla tv e uno ai siti di calciomercato, per controllare i movimenti della nostra squadra del cuore. Poi però, al momento degli inni, qualcosa di strano succede. E ti ritrovi a guardare la partita in 19 milioni, come contro il Belgio, e ti dimentichi per una sera tutto il resto.
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