L’Aquila domina, ma niente aggancio

La capolista Arzachena in vantaggio nel primo tempo, Nohman pareggia e zittisce i tifosi. Vano l’assalto finale
L’AQUILA. Perdere contatto ulteriore dalla vetta della classifica proprio nel giorno della più intensa partita stagionale (la terza nel giro di una settimana), se da una parte aumenta l’autostima dall’altra rischia, sì, di frustrare le ambizioni di una squadra che gioca...troppo bene per la categoria.
Già, perché dominare in lungo e in largo la sfida, prendendo gol su un calcio d’angolo nato da un obbrobrio di Salvetti, e poi piazzarsi per tutto il restante tempo nell’altra metà campo senza raccogliere niente di più dell’ennesimo pareggio fa male davvero. E di fronte c’è la capolista, non certo l’ultima in classifica. Quell’Arzachena che, coi quattro punti ottenuti con L’Aquila tra andata e ritorno, continua a sognare in grande.
A volerci vedere un segnale positivo, dalla sconfitta dell’andata in terra sarda L’Aquila ha saputo costruire una grande rimonta. Ne serve un’altra. Da adesso in avanti.
E tanto per non farsi mancare niente – un fatto ciclico a queste latitudini – il sofferto pareggio con la prima della classe si tinge di una coda polemica di cui si sarebbe volentieri fatto a meno, in un ambiente dove ci si sta giocando il campionato e i dirigenti si lanciano messaggi cifrati tra di loro («le campane a morto, le campane a festa»). All’uscita dagli spogliatoi si racconta che l’attaccante Nohman – l’autore del pareggio – abbia avuto uno scambio di opinioni con alcuni sostenitori rossoblù, sotto gli occhi della polizia. L’antefatto? Dopo il gol, il bomber – immediatamente circondato e spintonato verso il centrocampo dai compagni di squadra – non si rivolge alla curva con la stessa risata sfoggiata nello spot promozionale girato con Steri. Venuta a sapere la cosa, l’allenatore Morgia gioca d’anticipo: «Se ha sbagliato, io per primo chiedo scusa a tutti» (vedi articolo sotto). Se Nohman è un caso o meno lo si capirà nelle prossime ore.
Intanto, parlando delle cose certe, L’Aquila fallisce l’aggancio alla squadra sarda restando comunque nel treno play off, la grande ammucchiata al vertice di un girone che fatica ancora a trovare una battistrada degna di tale nome. L’Arzachena, tanto per fare un esempio, all’Aquila trova il gol in maniera del tutto casuale e poi si rintana lì dietro tappando di volta in volta i buchi che i rossoblù a fatica cercano di aprirsi per arrivare alla porta. Cosa che nel primo tempo, possesso palla a parte, avviene con meno incisività per una squadra che ambisce al primato. E qui si torna all’Aquila bella, ma poco concreta. E così, a far vedere le streghe ai rossoblù basta un’inzuccata di Branicki per capitalizzare al meglio l’unica occasione, su calcio d’angolo.
Nella ripresa Morgia ridisegna la squadra con Ranelli e Steri. E più tardi, ma tanto tardi, Valenti. Allora la densità si trasforma in qualità. L’Aquila cresce e schiaccia gli avversari. La presenza in area diventa una costante. I rossoblù ci provano sia per vie centrali sia sulle fasce, da dove piovono palloni a getto continuo: l’Arzachena è alle corde, ma regge. Mani e piedi. Almeno un paio gli episodi dubbi in area (al 9’ su Ranelli, al 30’ su Minincleri), un erroraccio di Nohman (prima del pareggio), la parata del riscatto di Salvetti, l’assedio finale. E l’allenatore ospite che dice: «Risultato giusto».
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