L’Aquila soffre, ma stende la Nuorese

5 Dicembre 2016

L’uno-due nel primo tempo manda a picco i sardi: sblocca Minincleri su rigore, il 2-0 con un gol da antologia di La Vista

L’AQUILA. Partite come quella di ieri al Gran Sasso d’Italia-Acconcia di Acquasanta, tra L’Aquila e Nuorese, fanno venire alla mente, a chi ha qualche anno in più, l’aneddoto di un poco ricordato gentleman del calcio nazionale e abruzzese, Ostavo Mincarelli, della mitica Strapaesana. Che così raccontò una gara a un amico: “abbiamo dominato, abbiamo colpito un palo, sfiorato due volte la traversa e il loro portiere ha fatto due miracoli”. E l’amico chiede: “e com’è finita?”. Risposta di Mincarelli: “abbiamo perso 2-0”.

Non si riuscirà mai a scoprire se questi aneddoti sono storia o pura invenzione popolare, al bar tra amici. Ma ieri al Gran Sasso d’Italia è successo proprio questo: i sardi della Nuorese tornando a casa avranno raccontato la partita come fece Ostavo Mincarelli.

Per carità, non che L’Aquila non abbia meritato. Tenendo conto che il povero Massimo Morgia deve fare di necessità virtù, schierando attaccanti non di ruolo (in pratica senza un vero punteros, uno di quelli che quando la pelota balla la samba in area, sanno come buttarla dentro, per capirci), L’Aquila ha giocato un partitone. Ha saputo soffrire quando c’è stato da soffrire – in pratica tutto il secondo tempo, quando i rossoblù sono riusciti a superare la loro metà campo per la prima volta solo dopo 24’ – e colpire quando c’è stato da colpire.

Come ha fatto Minincleri, quando al 37’ si è procurato il rigore del vantaggio, che lui stesso ha trasformato mandando la palla da una parte e il portiere dall’altra (ma il capolavoro lo ha fatto Russo, dando il pallone al compagno in area di tacco. Anche se Russo ha fatto solo quello, però...). E come ha fatto capitan La Vista, mediano d’altri tempi, alla Furino. Un gol che i mitici giornalisti di quelle partite quasi eroiche, senza dirette tv, avrebbero classificato come “gol da antologia pedatoria”: respinta della difesa avversaria e lui – sempre al posto giusto e al momento giusto – si avventa sul pallone, bilancia il corpo centralmente, come quando si prepara a sparare una cannonata, e da 25 metri colpisce di destro, di collo pieno, il pallone che s’infila a mezz’aria alla sinistra di Frasca, portiere che fesso non è, ma che nulla può nonostante il tuffo disperato.

Un gol che fa esplodere i quasi mille del Gran Sasso d’Italia, con il presidente Corrado Chiodi e, poco più in basso, il suo vice, Massimo Mancini, in piedi a spellarsi le mani. Molto perché di gol così se ne vedono solo qualche volta e solo in serie A; molto perché chiudere il tempo (si era al 40’) in vantaggio di due gol, contro una squadra che aveva tutta l’aria di far soffrire i rossoblù nella ripresa, non era cosa da poco. I sardi dopo 5’ dall’inizio hanno costretto Farroni al primo miracolo (nega il gol a Tupponi deviando il tiro ravvicinato con la punta del piede). Ed è grazie a Sembroni se a 3’ dal riposo la Nuorese non rientra in partita: il lungagnone difensore aquilano salva sulla linea una conclusione di Falasca.

E Chiodi e Mancini (non solo loro), avevano visto giusto a esultare per il 2-0: nella ripresa è stato un assalto a fort apache: Morgia si è seduto in panchina e non si è più mosso – dopo il rimbrotto dell’arbitro perché usciva sempre dall’area tecnica a lui riservata – e dietro ha messo la squadra a cinque, passando a un abbottonato 5-3-2, ma sempre con finti attaccanti. La Vista, davanti alla difesa, è poi crollato ed è stato sostituito, dopo aver giocato da solo contro il centrocampo sardo: onnipresente, intercettava tutti i palloni in copertura e lanciava per far ripartire gli improbabili punteros. Tanti pericoli e patemi d’animo, con il palo pieno colpito su punizione da Molino (24’) e il secondo miracolo di Farroni, al 45’: inzuccata ravvicinata di Pusceddu, il portierone si distende e devìa sul palo. Giusta ovazione, fischio finale e tutti sotto la curva, a ringraziare gli ultrà che non hanno smesso neppure un secondo di cantare. Stadio all’inglese, pubblico idem. Si torna in campo giovedì, in Gallura e, più precisamente, a San Teodoro, in provincia di Sassari. Dove L’Aquila non dovrà andare a mangiare solo aragoste, visto come tirano lì davanti Rieti e Ostiamare.

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