L’effetto Breda comincia da una difesa più solida

Galano rivitalizzato e la boa Ceter possono aprire nuovi orizzonti
PESCARA. Guai ad illudersi, ma la strada sembra essere quella giusta. L’arrivo di Roberto Breda ha scosso il Pescara che ad Ascoli è tornato a vincere in trasferta dopo dieci mesi e mezzo. Non era affatto scontato vedere all’opera un Delfino attento, aggressivo e ordinato, seppur contro un avversario apparso in difficoltà. Le prossime partite diranno se la cura Breda si rivelerà efficace, intanto il tecnico si gode tre punti d’oro restituendo il sorriso all’ambiente. L’ultima gioia fuori casa risaliva al 25 gennaio, a Udine contro il Pordenone (2-0), e in quel giorno la porta di Fiorillo rimase inviolata, come è accaduto due giorni fa al Del Duca. In mezzo, una serie negativa impressionante di 15 gare, compresa quella di coppa Italia a Parma, senza successi: 14 ko e un pareggio a Venezia (13 luglio) con ben 35 reti al passivo.
La mission di Breda. Il match di Ascoli ha messo in mostra uno spirito battagliero che raramente si era visto in tutto il 2020. Certamente il nuovo allenatore ha avuto un buon impatto con i giocatori che hanno disputato una prova di sostanza, attenzione e sacrificio. Addirittura, in alcune circostanze, si è visto un Pescara “cattivo” sotto il profilo agonistico, come testimonia il dato relativo ai falli commessi (17 dai biancazzurri, 12 dai bianconeri). A volte c’è stato qualche eccesso di foga, vedi l’intervento rischioso di Valdifiori su Saric che poteva costare l’espulsione. Breda sa che non bisogna illudersi, c’è tanto lavoro da fare. «In fase di possesso siamo stati troppo macchinosi, poi dovevamo chiudere la partita e non dare all’Ascoli la possibilità di riaprirla. È il giorno zero», le sue prime parole nel post partita. Frasi più che sufficienti per capire che il blitz al Del Duca è solo il primo passo verso il definitivo rilancio. Da quando è arrivato, il 51enne veneto ha messo sotto torchio i giocatori con l’intento di migliorare la condizione fisica, come ha chiesto il presidente Daniele Sebastiani. Servirà ancora qualche tappa per vedere all’opera la squadra che ha in mente, tuttavia, le premesse sono incoraggianti.
La crescita della difesa. Finalmente Fiorillo non ha preso gol, ma il dato più sorprendente riguarda le rarissime occasioni concesse agli avversari. Merito di una fase difensiva impeccabile che ha coinvolto tutti gli effettivi, a cominciare dagli attaccanti, con una guida affidabile nelle retrovie: Salvatore Bocchetti. Il 34enne ex Genoa, Zenit e Verona ha diretto i movimenti affiancato dal coriaceo Balzano e dal rigenerato Jaroszynski. «Abbiamo giocato con determinazione», ha detto Bocchetti, «tenevamo molto a questa partita e siamo contenti di aver regalato una gioia ai tifosi. Cosa è cambiato con Breda? Non so, di certo non abbiamo mai perso la concentrazione. Non meritiamo questa classifica, però dobbiamo dimostrarlo sul campo». Un’altra buona notizia arriva da Antei, tornato in campo a distanza di quasi un anno, che dopo pochi secondi si è messo in evidenza con un energico intervento in scivolata. «Ho giocato come se non mi fossi mai fatto male», ha spiegato Antei, «mi sento bene, devo solo mettere minuti nelle gambe. Siamo stati aggressivi dall’inizio alla fine, forse le delusioni precedenti ci hanno dato la sveglia».
Galano rinato, furia Ceter. Prima del match di Ascoli il Pescara è rimasto a digiuno di reti per 230 minuti. Quando Nzita (altra bella prova) si è procurato il rigore, Galano si è presentato sul dischetto. Quel pallone scottava, l’attaccante aveva sbagliato gli ultimi tre penalty, invece non ha fallito il ritorno al gol dopo la lunga astinenza (11 match). Tra l’ex barese e Massimo Oddo il feeling non è scattato, ora con Breda sente la fiducia ed è pronto a caricarsi sulle spalle il Pescara. Al suo fianco, un partner sontuoso, Ceter, boa preziosa per i compagni con il gol nel sangue. Ne ha segnati tre in 372’ giocati (in media uno ogni 124’). Un tandem così può valere un futuro più roseo.
Giovanni Tontodonati
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