L’esperto di diritto: ecco i rischi che corre il calcio

L’avvocato Tortorella: tante ipotesi, ma solo giocando e chiudendo i tornei si eviterebbero contenziosi
PESCARA. Giocare o non giocare? Quali potrebbero essere le ripercussioni delle decisioni che lo sport adotterà? Sono alcuni degli interrogativi legati all’emergenza sanitaria da Covid-19. C’è incertezza e, in attesa di capire come ripartirà l’attività agonistica, in particolare il calcio, l’avvocato Flavia Tortorella - coordinatore regionale dell’Aias, associazione italiana avvocati dello sport - prova a rispondere ad alcune delle domande legate al futuro e ai contenziosi che potrebbero innescarsi.
Quanto è alto il rischio contenziosi nello sport?
«Elevato, a seconda degli scenari prospettati».
Ad esempio il calcio.
«Gli scenari sono tre».
Ad esempio, la ripresa finalizzata alla conclusione dei campionati.
«E questa è la soluzione che riduce al minimo le possibilità di contenzioso. Potrebbe esserci qualche braccio di ferro sul taglio degli stipendi, oltre alla normale routine. Fermo restando che vanno adeguati i termini a seconda di quando si riprenderà per quanto riguarda la scadenza dei prestiti, i contratti da allungare e l’assicurazione sui giocatori. Vanno tutelate tutte le parti in causa».
C’è la possibilità che si riparta, ma con un format diverso per la compressione dei tempi.
«Certo. È una soluzione che aiuterebbe a garantire il rispetto del merito sportivo nella stipulazione di una graduatoria. Si tratta di uno scenario che potrebbe creare malcontento in alcune società, laddove non ci fosse condivisione di vedute sulle modalità con cui rimodulare il format originale».
E se, invece, non si dovesse chiudere la stagione corrente?
«Non dico che andrebbe in tilt tutto l’ordinamento, ma quasi. Perché sarebbe una decisione che comprometterebbe tutti gli ambiti».
Le carte federali che cosa dicono?
«Sul piano normativo è un contesto imprevisto. Mai affrontata una situazione di questo genere, quindi impossibile normarla. Devono essere prese delle decisioni per regolamentare un’evoluzione dei fatti che non ha precedenti».
Come?
«Devono essere adottate delle decisioni. E anche la soluzione del congelamento della classifica presenta una variabile, visto che alcune squadre in serie A hanno disputato la 25ª giornata e altre sono ferme alla 24ª. Si tratta di un dettaglio non da poco per stabilire promozioni e retrocessioni. Per non parlare della partecipazione alle coppe internazionali. E, ovviamente, i criteri possono piacere o non piacere ai club. Piacere o convenire in termini economici a società che si reggono sulla capacità di sviluppare ricavi».
Di conseguenza, fa bene Gravina a cercare di far tornare il calcio in campo?
«Certamente portare a termine il campionato eviterebbe l’esplosione di alcune problematiche legate soprattutto alla modifica in corso della normativa».
Ma appare pressoché impossibile che la stessa cosa possa accadere anche in Lega Pro e nei dilettanti.
«Per i motivi che ho appena esposto il rischio contenziosi è elevato».
Come si sovrappongono l’ordinamento sportivo e statale?
«Rischia di crearsi un corto circuito, anche perché bisogna aggiungere anche l’ordinamento calcistico internazionale. Tenendo conto che, sulla carta, il Dpcm è un atto amministrativo impugnabile, perché non ha la forza di legge».
Altro scenario: la responsabilità dei presidenti e dei medici sociali nel caso il calciatore venga colpito dal virus.
«È uno scenario complesso che può essere regolato dal protocollo scientifico preparato dalla Figc che dovrà essere validato dal Governo. Bisogna verificare quali saranno gli esecutori materiali del protocollo. E comunque non conosciamo ancora gli effetti del virus. Non abbiamo evidenze scientifiche sulle conseguenze a lungo termine di una positività al Covid-19».
Quindi?
«Va condivisa l’assunzione di responsabilità tra tutte le componenti, estesa dunque anche ai calciatori».
I tagli agli stipendi è un tema da contenzioso.
«Sono due le fattispecie di cui potremmo sentir parlare nelle prossime settimane: l’impossibilità sopravvenuta della prestazione e l’eccessiva onerosità sopravvenuta. Sarebbe auspicabile, anche in considerazione delle linee guida per l’ammissione alle competizioni europee, una soluzione bonaria tra le parti coinvolte».
Come?
«Dovranno predisporsi», conclude l’esperta di diritto sportivo di LP Avvocati, «dei criteri ispirati alla obiettività, trasparenza e non discriminazione».
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