L’evoluzione di Pagliaccetti: lavoro sulla testa del gruppo

25 Marzo 2024

GIULIANOVA. È partito in silenzio. Salito alla ribalta delle cronache senza far rumore. Ed ora si ritrova protagonista in Eccellenza. Protagonista a Giulianova, che non è proprio una piazza da...

GIULIANOVA. È partito in silenzio. Salito alla ribalta delle cronache senza far rumore. Ed ora si ritrova protagonista in Eccellenza. Protagonista a Giulianova, che non è proprio una piazza da Eccellenza. Angelo Pagliaccetti, 58 anni, una vita per lo sport. Sposato con una istruttrice che lavora nel campo sportivo e nella ginnastica ritmica. Marito quindi e padre di due figlie in piena età adolescenziale. Una vita per il calcio. Professionista per tanti anni, quale esterno difensivo, allora si chiamava terzino sinistro. Il numero 3 sulle spalle. Si racconta con sincerità concedendosi volentieri. «Ho iniziato a Giulianova, con il quale ho vinto due titoli nazionali Berretti, con Giorgini allenatore. Poi sono stato a Nocera, Licata ed Acireale tra B e C. Poi sono tornato a Giulianova, San Benedetto del Tronto, Mosciano dove ho cominciato la carriera da allenatore, per poi tornare a Giulianova di nuovo, nel settore giovanile dove ho conquistato il titolo italiano». L’attualità, lo vede come tecnico delle giovanili e poi il salto in prima squadra a rilevare Lucarelli. Un passaggio quasi naturale, da giocatore ad allenatore. «Sì, credo che sia stato un percorso naturale, anche se non semplice, perché, il calcio cambia e si evolve in ogni aspetto, e mi sono dovuto adeguare ai tempi, sempre però rimanendo fedele al mio credo calcistico. Oggi il tecnico è soprattutto un mental coach, che lavora sulla testa dei giocatori, cercando di farli esprimere al meglio secondo le proprie caratteristiche. A questo vanno aggiunti grinta, concentrazione, cattiveria agonistica intesa come aver successo sempre nell’uno contro uno, nello scontro individuale che poi si ripercuote sul bene del gioco collettivo». Il suo ruolo si è evoluto? «Il ruolo di terzino sinistro anch’esso è cambiato. Ai miei tempi si correva molto e la palla la vedevi poco, ora ho l’impressione che arrivare a fondo campo e crossare sia diventato più difficile e ci arrivano pochi giocatori. Ciò che, invece, all’epoca facevamo al meglio, prescindendo dal modulo di gioco». A chi si è ispira come allenatore? «Tutti e nessuno in particolare. Da ognuno ho cercato di prendere il meglio. Semmai cerco di variare ogni volta il motivo nell’allenamento, perché ripetere sempre le stesse modalità, annoiano e non stimolano il giocatore». Non ha in mente un modulo tattico, soprattutto quando non può egli stesso costruire la squadra: «Colgo le caratteristiche di ognuno e li sistemo al meglio nello scacchiere facendo attenzione a non snaturarne la natura tecnica. Con un occhio ovviamente alle necessità tattiche. Ecco chi fa questo, per me è un allenatore bravo».Come si trova con questo gruppo? «I ragazzi si allenano bene. E’ un gruppo che mi dà soddisfazione, ma dal quale pretendo sempre il meglio e di più. Quel che più mi costa è tenere sempre la tensione alta». Se gli si chiede come gli è cambiata la vita da allenatore della prima squadra, replica sereno: «È cambiata nel senso che c’è maggiore apprensione, e sono sempre attento e all’erta, pur rimanendo con una base di grande responsabilità. Sono subentrato a campionato in corso, in un torneo con obiettivi dichiarati e con una piazza che è esigente oltre ad essere vincente. Non è stato semplice, perché nessuno è profeta in patria. Credetemi, fare l’Eccellenza a Giulianova è come fare la C in un’altra piazza».
Enzo De Dominicis
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