L’ex Paolucci: un tempo ciascuno, ma che beffa
PESCARA. «Onestamente a fine primo tempo pensare di ribaltarla era difficile, perché si sa che in certe situazioni anche dare tutto può non bastare. Alla fine, invece, siamo usciti sconsolati,...
PESCARA. «Onestamente a fine primo tempo pensare di ribaltarla era difficile, perché si sa che in certe situazioni anche dare tutto può non bastare. Alla fine, invece, siamo usciti sconsolati, increduli per il modo in cui abbiamo perso due punti importantissimi». Andrea Paolucci, “enfant du pays”, cresciuto nel Pescara, svezzato nel calcio professionistico da Maurizio Sarri nel 2005, non nasconde l’emozione nel tornare all’Adriatico, ma stavolta il rammarico per la vittoria sfumata è perfino più grande. «Sì, dai, giocare nella propria città, contro la squadra in cui sei cresciuto non lascia mai indifferenti. Tornare? Chissà, può succedere tutto. Non nego che capita di pensarci, ma per ora sto bene a Terni e impegnato a dare una mano a conquistare la salvezza». E tre punti a Pescara facevano comodo «Già, quando sei nella nostra posizione certe opportunità non si dovrebbero sprecare. La partita? Sostanzialmente un tempo a testa, ma noi siamo stati davvero ingenui perché una volta ribaltata non dovevamo concedere al Pescara la possibilità di recuperare». Un Pescara quasi abbandonato dalla tifoseria. Che effetto fa l’Adriatico semideserto? «È un po’ strano, ma il pubblico pescarese per infiammarsi vuole traguardi ambiziosi, tocca alla squadra riconquistarlo. E credo che sia solo questione di tempo, il Pescara di Zeman si riprenderà». Un’attestazione di stima, fiducia. Forse proprio quello che manca nello spogliatoio biancazzurro. (w.n.)
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