L’ex profugo: il calcio è la mia speranza, pensavo di morire

19 Novembre 2014

Dal Gambia all’Avezzano (Eccellenza), parla il baby Bittaye: quattro giorni in mare sul gommone, ci ha salvato la Marina

AVEZZANO. Un viaggio lungo quattro mesi per raggiungere il porto dal quale salpare poi verso la libertà e verso una nuova vita.

Tanto è durata l'odissea di Lamin Bittaye, 19enne del Gambia che la settimana scorsa è stato tesserato come calciatore dalla squadra dell'Avezzano (Eccellenza).

Una storia come quasi tutte quelle delle migliaia di migranti, che nel corso degli ultimi anni hanno attraversato il Mediterraneo alla ricerca di una esistenza più dignitosa.

E’ lo stesso Lamin a raccontarsi. «La mia gioventù si è consumata tra le difficoltà nelle quali si dibatte il mio Paese, uno dei più poveri al mondo, dove il reddito medio pro capite è ampiamente al di sotto della soglia di povertà, tanto da costringere buona parte dei miei conterranei a dover sopravvivere con poco più di un dollaro al giorno».

Il suo italiano è ancora incerto, ma riesce a farsi capire: «In famiglia siamo in nove e insieme ai miei genitori ci sono altri miei sei fratelli (tre maschi e tre femmine)».

La famiglia Bittaye risiede a Serekunde, ma Lamin ha capito da tempo che se non vuole morire di fame, deve abbandonare il Gambia e nel giro di pochi mesi prende la decisione di tentare la fortuna come migliaia di altri profughi hanno fatto prima di lui e probabilmente continueranno a fare anche in seguito.

Il racconto prosegue, ma il tono della sua voce incomincia a tradire l'emozione: «La meta era l'Europa, ma per arrivare in Italia dovevo procurarmi i soldi per il viaggio. Salutai la mia famiglia alla metà di marzo e per ben quattro mesi mi adattai a svolgere ogni genere di lavoro, per poter mettere da parte i risparmi necessari. Ai primi di luglio arrivai finalmente in Libia, con in tasca i quasi 1000 dollari occorrenti per la traversata, e alla mezzanotte del 11 luglio, mi imbarcai su un gommone».

In un attimo il suo sguardo si abbassa e davanti ai suoi occhi scorrono gli attimi più drammatici della sua ancor giovane esistenza: «Eravamo in 143 e potevamo portare con noi soltanto un paio di bottiglie di acqua e qualcosa da mangiare, ma nessuno sapeva quanto sarebbe durato il viaggio e quale esito avrebbe avuto. Non potevamo muoverci e se qualcuno provava anche soltanto a spostarsi un po', doveva fare i conti con i due scafisti che non ammettevano assolutamente eccezioni, perché temevano che il gommone potesse rovesciarsi».

E’ scontato chiedere a Lamin di raccontare qualche altro particolare di quei terribili quattro giorni, e dopo un lungo sospiro prosegue: «Il dover rimanere accovacciati per quattro giorni sul gommone è stata la cosa più drammatica, perché oltre al fatto di non potersi muovere, abbiamo dovuto espletare i nostri bisogni fisiologici sul posto, in mezzo a tutti e senza la possibilità di poterci lavare, nonostante avessimo l'acqua del mare a pochi centimetri di distanza».

Per fortuna, le condizioni meteo di questo luglio sono state decisamente favorevoli, ma ad un certo punto della traversata il carburante è terminato e sono stati costretti a chiedere aiuto tramite il cellulare di uno degli scafisti: «A salvarci è stata una nave della Marina Italiana, ma quante volte ho pensato di dover morire in mezzo a quel mare!».

Il lieto fine, al momento dell'approdo a Lampedusa, dove Lamin è rimasto per circa una settimana, prima di essere trasferito a Roma.

Il resto è storia recente. La sua innata passione per il calcio, lo ha portato a fare un provino con l'Avezzano, ma per il tesseramento sono sorti altri problemi risolti grazie all'ostinazione e alla perseveranza del presidente Gianni Paris che fin dal primo momento ha intuito nel ragazzo doti tecniche non comuni; a risolvere le pratiche con la Lega ci ha pensato il segretario Remo Ruscitti e dalla settimana scorsa Lamin Bittaye è diventato un calciatore dell'Avezzano. I tifosi lo hanno già ribattezzato il Balotelli marsicano, ma il giudizio tecnico spetterà adesso all'allenatore Lucarelli. Sarà lui a dover valutare le effettive capacità del ragazzo. A conferma della sua volontà di ferro, Lamin ha chiesto anche di poter frequentare una scuola.

Si cambia. Giorgio Cini ed Henry Sheba, da ieri non sono più giocatori dell'Avezzano calcio. Si tratta di una notizia che era nell'aria da tempo. Fermo restando che l'obiettivo resta comunque quello di vincere il campionato, va da sè che il presidente Paris ed i suoi collaboratori si stanno muovendo alla ricerca di sostituti validi.

Plinio Olivotto

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