L’Inter alla pari, ma è festa City

Il gol di Rodri porta la Champions League a Manchester. Dimarco e Lukaku sfiorano il pari
MANCHESTER CITY1
INTER0
MANCHESTER CITY (3-2-4-1): Ederson 7; Akanji 6, Dias 7, Akè 6.5; Stones 6.5 (37’ st Walker sv), Rodri 7.5; Bernardo Silva 6.5, De Bruyne 6 (36’ st Foden 6.5), Gundogan 6.5, Grealish 6; Haaland 5.5. A disp: Ortega, Carson, Phillips, Laporte, Alvarez, Sergio Gómez, Mahrez, Perrone, Palmer, Lewis. Allenatore: Guardiola.
INTER (3-5-2): Onana 6; Darmian 6 (39’ st D’Ambrosio sv), Acerbi 6, Bastoni 6 (31’ st Gosens sv); Dumfries 5.5 (31’ st Bellanova sv), Barella 6, Brozovic 6, Calhanoglu 5 (39’ st Mkhitaryan sv), Dimarco 6; Lautaro Martinez 5.5, Dzeko 6 (11’ st Lukaku 5.5). A disp: Handanovic, Cordaz, Gagliardini, De Vrij, Correa, Asllani, Skriniar. Allenatore: Inzaghi.
Arbitro: Marciniak (Polonia).
Rete: 23’ st Rodri.
Note: ammoniti Barella, Lukaku, Haaland, Onana, Ederson.
ISTANBUL (TURCHIA)
La notte dei rimpianti e del trionfo. Sui due piatti della bilancia della finale Champions di Istanbul, l'Inter e il favoritissimo City sono in equilibrio: a romperlo per regalare al club inglese la sua prima coppa sono il gol di Rodri e gli errori nerazzurri sottoporta, che valgono una sconfitta dal sapore amaro. Per Guardiola arriva il tanto agognato Treble, il Manchester City conquista la prima Champions League e il tecnico catalano va in paradiso. Anche il calcio italiano compie la propria tripletta: tre sconfitte in altrettante finali europee di questa stagione. Dopo Roma e Fiorentina, tocca all'Inter, battuta di misura, 1-0 come spesso accade nelle sfide che assegnano il titolo continentale. Il rimpianto però questa volta è ancora più vivo, perchè le distanze tra un City stellare e la squadra nerazzurra sono state ridottissime. L'Inter non ha solo contenuto l'avversario. Nell'occasione viene confermata anche una curiosa statistica secondo cui il gol che assegna la Coppa dalle grandi orecchie arriva tra il 40' e il 65'.
Così è stato anche questa volta, con Rodri che si è avventato su un pallone arrivatogli da Bernardo Silva. Così Pep Guardiola può rompere il tabù della Champions che lontano da Barcellona gli era finora sfuggita e celebrare l'ennesimo trionfo della sua carriera di allenatore, quello n.36. Ma a Istanbul non è stato il poeta del calcio o l'inventore di un gioco che non ha eguali. Certo, ha dovuto fare a meno di De Bruyne, uscito per infortunio dopo mezzora, ma lo spettacolo annunciato non c'è stato. Contava vincere e ciò è bastato a far impazzire i trentamila arrivati da Manchester. Però all'Olimpico Ataturk a fare la partita, specie nel primo, è stata l'Inter, a cui rimane il rimpianto delle due occasioni non concretizzate nella ripresa, con la traversa di Dimarco al 26' st e il colpo di testa di Lukaku a un paio di minuti dalla fine. Come dire che, ancora una volta, Simone Inzaghi aveva preparato bene una finale, anche se questo serve a poco per lenire la delusione. Le alchimie del tecnico si sono rivelate azzeccate anche per fermare Haaland, a secco per la quinta partita consecutiva e pericoloso solo al 27' con una conclusione da posizione defilata, parata da Onana. Ma anche l'aver fermato il temutissimo norvegese non è bastato ed è arrivata la seconda sconfitta nelle ultime 13 partite dei nerazzurri, la più amara. Sospinta da un tifo superiore a quello dei supporter dei Citizens, l'Inter cominciava bene al punto che chi si aspettava una passerella dei campioni d'Inghilterra rimaneva deluso, per via di un match più equilibrato di quanto fosse lecito aspettarsi, e contrario a certe previsioni dei bookmakers. L'Inter giocava alla pari con il City, difendendo bene di squadra e facendo la massima attenzione in fase di non possesso per poi ripartire, spesso sulla sinistra con Dimarco, uno dei migliori dei suoi, al contrario di Calhanoglu, forse emozionato per il fatto di giocare in Turchia, che non dava qualità al centrocampo. Nella ripresa il City giocava con più efficacia e autorevolezza, ma al 13' st un errore di Bernardo Silva spianava la strada a Lautaro Martinez, che però si faceva parare la conclusione da Ederson, e forse quello era il segnale che la partita stava girando. Infatti tredici minuti dopo Silva si faceva perdonare lo sbaglio di poco prima servendo l'assist vincente a Rodri. E tanto bastava al City per vincere, anche perché all'89' Lukaku sprecava, complice anche la prontezza di riflessi di Ederson, la chance che avrebbe potuto portare la partita ai supplementare.
Alessandro Castellani
INTER0
MANCHESTER CITY (3-2-4-1): Ederson 7; Akanji 6, Dias 7, Akè 6.5; Stones 6.5 (37’ st Walker sv), Rodri 7.5; Bernardo Silva 6.5, De Bruyne 6 (36’ st Foden 6.5), Gundogan 6.5, Grealish 6; Haaland 5.5. A disp: Ortega, Carson, Phillips, Laporte, Alvarez, Sergio Gómez, Mahrez, Perrone, Palmer, Lewis. Allenatore: Guardiola.
INTER (3-5-2): Onana 6; Darmian 6 (39’ st D’Ambrosio sv), Acerbi 6, Bastoni 6 (31’ st Gosens sv); Dumfries 5.5 (31’ st Bellanova sv), Barella 6, Brozovic 6, Calhanoglu 5 (39’ st Mkhitaryan sv), Dimarco 6; Lautaro Martinez 5.5, Dzeko 6 (11’ st Lukaku 5.5). A disp: Handanovic, Cordaz, Gagliardini, De Vrij, Correa, Asllani, Skriniar. Allenatore: Inzaghi.
Arbitro: Marciniak (Polonia).
Rete: 23’ st Rodri.
Note: ammoniti Barella, Lukaku, Haaland, Onana, Ederson.
ISTANBUL (TURCHIA)
La notte dei rimpianti e del trionfo. Sui due piatti della bilancia della finale Champions di Istanbul, l'Inter e il favoritissimo City sono in equilibrio: a romperlo per regalare al club inglese la sua prima coppa sono il gol di Rodri e gli errori nerazzurri sottoporta, che valgono una sconfitta dal sapore amaro. Per Guardiola arriva il tanto agognato Treble, il Manchester City conquista la prima Champions League e il tecnico catalano va in paradiso. Anche il calcio italiano compie la propria tripletta: tre sconfitte in altrettante finali europee di questa stagione. Dopo Roma e Fiorentina, tocca all'Inter, battuta di misura, 1-0 come spesso accade nelle sfide che assegnano il titolo continentale. Il rimpianto però questa volta è ancora più vivo, perchè le distanze tra un City stellare e la squadra nerazzurra sono state ridottissime. L'Inter non ha solo contenuto l'avversario. Nell'occasione viene confermata anche una curiosa statistica secondo cui il gol che assegna la Coppa dalle grandi orecchie arriva tra il 40' e il 65'.
Così è stato anche questa volta, con Rodri che si è avventato su un pallone arrivatogli da Bernardo Silva. Così Pep Guardiola può rompere il tabù della Champions che lontano da Barcellona gli era finora sfuggita e celebrare l'ennesimo trionfo della sua carriera di allenatore, quello n.36. Ma a Istanbul non è stato il poeta del calcio o l'inventore di un gioco che non ha eguali. Certo, ha dovuto fare a meno di De Bruyne, uscito per infortunio dopo mezzora, ma lo spettacolo annunciato non c'è stato. Contava vincere e ciò è bastato a far impazzire i trentamila arrivati da Manchester. Però all'Olimpico Ataturk a fare la partita, specie nel primo, è stata l'Inter, a cui rimane il rimpianto delle due occasioni non concretizzate nella ripresa, con la traversa di Dimarco al 26' st e il colpo di testa di Lukaku a un paio di minuti dalla fine. Come dire che, ancora una volta, Simone Inzaghi aveva preparato bene una finale, anche se questo serve a poco per lenire la delusione. Le alchimie del tecnico si sono rivelate azzeccate anche per fermare Haaland, a secco per la quinta partita consecutiva e pericoloso solo al 27' con una conclusione da posizione defilata, parata da Onana. Ma anche l'aver fermato il temutissimo norvegese non è bastato ed è arrivata la seconda sconfitta nelle ultime 13 partite dei nerazzurri, la più amara. Sospinta da un tifo superiore a quello dei supporter dei Citizens, l'Inter cominciava bene al punto che chi si aspettava una passerella dei campioni d'Inghilterra rimaneva deluso, per via di un match più equilibrato di quanto fosse lecito aspettarsi, e contrario a certe previsioni dei bookmakers. L'Inter giocava alla pari con il City, difendendo bene di squadra e facendo la massima attenzione in fase di non possesso per poi ripartire, spesso sulla sinistra con Dimarco, uno dei migliori dei suoi, al contrario di Calhanoglu, forse emozionato per il fatto di giocare in Turchia, che non dava qualità al centrocampo. Nella ripresa il City giocava con più efficacia e autorevolezza, ma al 13' st un errore di Bernardo Silva spianava la strada a Lautaro Martinez, che però si faceva parare la conclusione da Ederson, e forse quello era il segnale che la partita stava girando. Infatti tredici minuti dopo Silva si faceva perdonare lo sbaglio di poco prima servendo l'assist vincente a Rodri. E tanto bastava al City per vincere, anche perché all'89' Lukaku sprecava, complice anche la prontezza di riflessi di Ederson, la chance che avrebbe potuto portare la partita ai supplementare.
Alessandro Castellani

