l’intervista

PESCARA. Il calcio e un quadro, i due sogni che aveva fin da piccolo. Il primo è stato realizzato alla grande, per il secondo bisognerà aspettare. «Il sogno di giocare a pallone l’ho realizzato, l’alt...
PESCARA. Il calcio e un quadro, i due sogni che aveva fin da piccolo. Il primo è stato realizzato alla grande, per il secondo bisognerà aspettare. «Il sogno di giocare a pallone l’ho realizzato, l’altro, quello di comprare “La caduta di Icaro” di Bruegel il Vecchio, ancora no. La storia di Icaro è triste e bellissima: devi sempre provare a realizzare i sogni, ma senza perdere l'umiltà. Sennò cadi», ha detto qualche tempo fa Bartosz Salamon, che si guadagna da vivere “pulendo” l’area di rigore.
Di professione fa il difensore ed è il gigante (è alto 1.95) della retroguardia del Pescara. “Il principe” Bart, come lo chiamano i suoi compagni di squadra, è sempre più protagonista del campionato dei biancazzurri che si stanno giocando la promozione in serie A.
Coelho e Tolstoj i suoi scrittori preferiti, ma è cresciuto con i racconti su Papa Giovanni Paolo II di suo padre Roman che fa il tornitore e di sua madre, Malgorzata, infermiera caposala.
Il 24enne polacco domani sera sfiderà il suo passato, visto che all’Adriatico arriverà il Brescia.
Salamon, domani un bel tuffo nel passato contro la sua ex squadra.
«E’ proprio così. A Brescia sono arrivato a 16 anni e lì ho vissuto per 5 anni. Sono ancora residente a Brescia, ho tanti amici e la mia fidanzata è bresciana. Sarà bello rivedere i miei vecchi compagni e l’allenatore, Alessandro Calori».
Quest’ultimo ha sempre creduto in lei.
«Se sono arrivato così in alto il merito è anche suo. Lui mi ha fatto crescere come difensore e il mio passaggio al Milan, prima della Samp, lo devo a Calori. Ci sentiamo spesso, anche per motivi extracalcistici».
Con il passare del tempo è diventato uno dei difensori più forti della serie B.
«Sapevo di potermi esprimere bene con questo modulo, l’avevo già svolto al Brescia e in nazionale. Ora però non voglio fermarmi, voglio crescere perché è naturale ambire alla serie A».
Il Milan una tappa importante della sua carriera, ma non è mai riuscito ad esprimersi al meglio. Come mai?
«Mi ha voluto Allegri lì, poi, però, gli infortuni hanno condizionato il mio rendimento e sono finito ai margini. Ero il sesto centrale e non ho mai visto il campo. Mi sarebbe piaciuto rimanere e giocare».
A Pescara è subito diventato il leader della difesa, ma il prossimo anno la sua permanenza sarà difficile se il Delfino dovesse rimanere in B.
«Mi piacerebbe giocare in A con questa maglia e poi perché no riconquistare la maglia della nazionale polacca».
Qui come si trova, cosa fa nel tempo libero?
«Mi trovo molto bene e non nego che mi piacerebbe restare. Nel tempo libero giro molto e cerco di scoprire nuovi posti».
Spesso va in montagna, vero?
«Ho portato anche i miei genitori quando sono venuti l’ultima volta. Tra Rigopiano e Passo Lanciano. Anche a mia sorella Marta, che ha 3 anni più di me, ho fatto scoprire la bellezza di questa terra».
Coelho e Tolstoj i suoi scrittori preferiti. La lettura è il suo hobby preferito?
«Sì, tanto»
Sa che Pescara è la città di Gabriele D’Annunzio?
«Sì, certo. Quando sono arrivato qui la mia ragazza era eccitata all’idea di poter visitare la sua casa, il museo e la città. Sinceramente io non ho ancora letto nulla delle sue opere, ma lo farò presto, magari per conquistare la mia fidanzata...(sorride)».
Ora, però, c’è da conquistare la vittoria.
«Certo. Con il Brescia bisogna vincere. Resta un po’ di rammarico per il pareggio di La Spezia. Dobbiamo fare più attenzione sulle palle inattive perché non è possibile prendere gol come è accaduto in Liguria».
Il Brescia è in difficoltà, meglio sfruttare il momento negativo delle Rondinelle.
«Sono ultimi, ma per sbaglio. La squadra è forte e non meritano quella posizione. Ci sono giocatori fortissimi che possono spaccare la gara in qualsiasi momento».
Contro il Pescara potrebbe rientrare Caracciolo.
«Andrea è forte e spero che giochi. Lo conosco bene e sarei contento se fosse in campo. Ma anche Sodinha è da temere».
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