L’ira dei tifosi: scatta la contestazione

La delusione dei 13mila: allo stadio all’ora di pranzo tra panini e piatti freddi
PESCARA. All’Adriatico l’amaro si serve prima del pranzo. Sempre che qualcuno abbia avuto ancora appetito, dopo. E dire che la piazza aveva risposto nel modo migliore all’appuntamento “della verità” con l’Empoli. Circa 13mila presenti all’ora di pranzo, tanti anche per piazze più importanti. Segnale certo di perdurante fiducia, speranza ancora viva nella possibilità di uscire da una situazione che definire critica è perfino gentile. Ma, nella domenica dei buoni sentimenti, della nuova affettuosa testimonianza di solidarietà dei tifosi agli amici delle terre martoriate dal terremoto (anche ieri testimoniata con un significativo striscione), della meritoria iniziativa del mondo del calcio, capitanata da Alessandro Del Piero, a favore della ricerca contro il cancro (un sms al 45510 per «fare gol contro il cancro» si può mandare anche dopo aver letto il giornale o martedì 15, giorno di Italia-Germania), il Pescara “regala” ai suoi fan la peggiore prestazione dell’anno, uscendo di scena dopo venti minuti e ricevendo per la prima volta negli ultimi anni una plateale quanto comprensibile porta in faccia dalla curva al saluto finale. Un ceffone forse più sonoro di tante contestazioni, quello dei tifosi alla squadra, respinta negli spogliatoi a suon di fischi a fine partita. Uno schiaffo diventato ancor più sonoro pochi secondi dopo, quando la stessa tifoseria ha applaudito l’Empoli che lasciava il campo e in particolare Uros Cosic, accolto quasi da un’ovazione quando si è avvicinato alla Nord accennando un timido gesto di saluto. Ma forse il trattamento riservato al giovane difensore, che pure a Pescara non ha certo regalato memorabili prestazioni, spiega meglio di molte parole lo stato d’animo della tifoseria, che spesso si affeziona a giocatori non tanto e non solo per i risultati ma anche per il modo in cui questi arrivano. O non arrivano. La famosa maglietta sudata, insomma, la sensazione di aver dato tutto, fatto il massimo con umiltà e dignità. Quello che evidentemente adesso non si coglie dalle prestazioni di Aquilani e compagni. Se è vero che, alla fine, motivo di discussione tra tifosi e qualche addetto ai lavori è diventato anche l’utilizzo di Pettinari, per alcuni ieri tardivo, per altri inopportuno, finora tenuto quasi nascosto e improvvisamente divenuto testimonial dello stato confusionale della squadra che solo sei mesi fa veniva definita una sorta di “piccolo Barcellona”.
Un finale di partita contrassegnato anche da alcuni momenti di forte concitazione, con protagonista assoluto il portiere empolese Skorupski, colpevole di qualche «eccesso di irrispettosa esultanza» per cui è stato vivacemente contestato da quasi tutti i componenti dello staff biancazzurro, in particolare il secondo portiere Fiorillo, letteralmente saltato dalla panchina e a fatica trattenuto dai compagni prima di raggiungere l’avversario, nel frattempo preso di mira anche da Oddo e Sebastiani. Skorupski si è preso una pubblica rampogna anche dal suo allenatore, Martusciello.
Musi lunghi, mugugni e soliti rapidissimi “processi per direttissima” a tecnico e giocatori caratterizzano il dopopartita, sotto le “storiche” colonne della tribuna non meno che ai tavolini di bar e pizzerie della zona. E se sulla graticola finiscono talvolta anche insospettabili come Campagnaro e Caprari o addirittura lo stesso Oddo, è segno inequivocabile che dopo 90 minuti lo sconforto è diventato grande, la disillusione sempre più evidente. La fiducia e la pazienza quasi esaurite.
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