L’Italia è da record ai Giochi E ora tocca a Milano-Cortina
Gli azzurri chiudono con 17 medaglie a Pechino: 2ª spedizione più prolifica di sempre Malagò sorride: «In casa vogliamo stupire», ma molti campioni sono già oltre i 30 anni
PECHINO. Il presidente del Coni Giovanni Malagò promuove la spedizione azzurra alle Olimpiadi Invernali di Pechino 2022, segnata anche da ombre come i soli due 2 ori, dalla delusione dello sci alpino maschile e da un problema di ricambio generazionale in vista di Milano-Cortina 2026. Nella cerimonia di chiusura, la bandieraolimpica è stata affidata ai sindaci Giuseppe Sala e Gianpietro Ghedina. «Il voto è un 7 e mezzo: siamo stati bravi», ha detto il numero uno dello sport italiano Malagò. «Come tutte le spedizioni ci sono eccezioni che confermano la regola. Qualche polemica ha contraddistinto le nostre giornate (ad esempio, le turbolenze tra la Goggia e la mamma di Federica Brignone, ma anche tra Arianna Fontana e la Federghiaccio, ndr). Però viene riconosciuto anche e soprattutto dai miei colleghi che l'Italia ha molto prestigio nel mondo dello sport». Malagò ha ricordato di aver sempre detto che «avremmo vinto fra le 13 e le 17 medaglie», ammettendo che quando ne vinci 17 «nessuno può pensare che solo due sono d'oro». Perché una «lettura numerica potrebbe sintetizzare che gli italiani sono molto più bravi a vincere le medaglie che gli ori: questione di centesimi, infortuni, giudizi, ma è qualcosa su cui riflettere. Dal punto di vista quantitativo resta una spedizione record», ha aggiunto il numero uno del Coni. Le 17 medaglie, seconde solo alle 20 di Lillehammer 1994, sono sostenute dal maggiore apporto delle atlete (oltre il 60%) rispetto agli atleti. I due ori sono arrivati da Arianna Fontana (500 m short track, più gli argenti in staffetta mista e 3000 m) e il torneo di curling a squadre miste Constantini-Mosaner, mentre tra i 7 argenti, oltre a quello di Sofia Goggia (discesa libera, che vale di più considerando l'infortunio), ci sono quelli dello slalom gigante di Federica Brignone (più un bronzo in combinata alpina), quello di Francesca Lollobrigida (3000 m di pattinaggio di velocità più il bronzo in mass start) e quello di Federico Pellegrino (fondo sprint tecnica libera). C'è un aspetto su cui Malagò si è soffermato: «È evidente che noi siamo multidisciplinari come nessuno. Sotto il profilo qualitativo del medagliere questo può essere un elemento di debolezza, ma sotto quello della cultura sportiva questo è un valore aggiunto che noi abbiamo. Se guardiamo le discipline andate a medaglia in tutto il mondo tra Tokyo e Pechino siamo a 28, questa classifica ci vede al terzo posto nel mondo. Primi Stati Uniti, seconda Russia e terza l'Italia», con le evidenti diversità di popolazione. «Questo è un motivo di grandissima riflessione di politica sportiva ma al tempo stesso è un motivo di grandissimo orgoglio».
Ad esempio, l'Italia ha vinto il bronzo, prima medaglia assoluta nel biathlon femminile, con Dorothea Wierer. Otto medaglie sono venute dalla Federghiaccio e nove dalla neve (solo argenti e bronzi): il presidente Fisi, Flavio Roda, ha ammesso un pizzico di delusione dato che si aspettava «qualche risultato in più. Gli atleti da medaglia li avevamo: Paris, Innerhofer, De Aliprandini, lo slalom». E c'è in più il nodo generazionale: l'età media dei medagliati è di circa 26 anni che «è un ottimo segnale» in vista di Milano-Cortina 2026, secondo Malagò. Ma molti atleti di punta attuali hanno oltre 30 anni: Brignone, Wierer, Pellegrino, Paris, Lollobrigida.
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