L’Italia si aggrappa a Stano Oro da favola nella marcia

25 Luglio 2022

Il pugliese domina la 35 km e riporta il tricolore sul tetto del mondo dopo 19 anni È l’unico a confermarsi dopo il successo alle Olimpiadi: «Sapevo che avrei vinto»

EUGENE (Usa). Massimo Stano non tradisce. Uno dei cinque atleti d'oro dell'Italia ai Giochi di Tokyo, ma anche l'unico in piena forma, si è laureato campione mondiale nella 35 chilometri di marcia a Eugene, salvando la reputazione di un'Italia che rischiava di lasciare il Mondiale negli Stati Uniti con la sola medaglia di bronzo, per quanto apprezzata, di Elena Vallortigara nel salto in alto. Dopo le sofferenze per il ritiro di Marcell Jacobs, che ha trascinato in basso anche i colleghi della staffetta, le medaglie di legno di “Gimbo” Tamberi nell'alto e Andrea Dallavalle nel salto triplo, nell'ultima giornata della manifestazione l'inno di Mameli ha potuto finalmente farsi sentire anche in Oregon. Dopo l'oro olimpico di Tokyo nella 20 km, il marciatore azzurro è riuscito a trionfare anche ai Mondiali nella nuova distanza della 35 km, che finora aveva coperto solo due volte. Ha fatto una gara strepitosa, completata con il record italiano di 2h 23:14 e con un forcing finale devastante negli ultimi cinque chilometri, quando ha staccato tutti gli avversari rimasti in gruppo insieme a lui. Stano ha piegato nell'ultimo chilometro il giapponese che partiva da leader mondiale stagionale Masatora Kawano, argento, e preceduto anche lo svedese Perseus Karlstrom, bronzo, per tagliare il traguardo avvolto da una bandiera tricolore e col pollice in bocca, immancabile dedica alla figlioletta. Il successo dell'atleta delle Fiamme Oro è storico anche perché l'Italia mancava dal gradino più alto del podio ai Mondiali all'aperto da 19 anni: l'ultimo a salirci era stato Giuseppe Gibilisco nell'asta a Parigi 2003. Quello del trentenne barese di Palo del Colle, allenato da Patrizio Parcesepe, è il sesto titolo mondiale per l'atletica azzurra nella marcia. «Ho dato più di quello che avevo, ma ci tenevo a vincere questo mondiale, a dimostrare che Tokyo non è stato un caso e che potevo fare bene anche su una distanza diversa. Mi sentivo bene e nella mia testa non poteva finire che così», ha detto a caldo l'atleta pugliese, «sono contento di non aver deluso le aspettative e di aver portato un oro che tutti si aspettavano, e perché così il movimento della marcia può avere nuova linfa. Una dedica speciale», ha aggiunto Stano, «ad Antonella Palmisano, che è infortunata e non ha potuto gareggiare qui ma sono sicuro che sarebbe stata in grado di ripetersi come ho fatto io». «Probabilmente essere stato celebrato meno dopo Tokyo mi ha tolto pressioni», ha sottolineato l’atleta pugliese, «non ho avuto tantissimi problemi durante la stagione e questo certamente mi ha dato la possibilità di riconfermarmi ma l'atletica non è matematica». Il bilancio dell’Italia a questi Mondiali resta comunque piuttosto scarno, ma ha risentito dei tanti acciacchi che hanno reso difficile, o impossibile, l'approccio all'evento delle punte di diamante azzurre.
Il maggior rammarico è forse legato al quarto posto di Tamberi, che vincendo il dolore avrebbe meritato almeno il podio nella gara dell'alto. Un dispiacere anche per Larissa Iapichino, affacciatasi ad un grande palcoscenico con determinate aspettative ma eliminata già nelle qualificazioni nel salto in lungo, Anche per lei, come per tanti altri azzurri, c'è alle porte un Europeo a Monaco di Baviera per rifarsi.