L’Italia è da ricostruire Mancini: c’è da soffrire

All’orizzonte quattro gare di Nations League a partire da domani con la Germania Il ct deve rinunciare a diverse pedine tra cui Verratti. Fiducia a Tonali e Scamacca
ROMA. «Complimenti agli avversari di ieri sera (mercoledì, ndc) che sono stati più bravi di noi». Roberto Mancini ha il dono della sintesi e della semplicità, anche all'indomani dei tre schiaffoni presi dall'Argentina. E in fondo per descrivere i tre gol di scarto tra Albiceleste e azzurri - fotografia significativa delle categoria di differenza tra il calcio di vertice e quello italiano - non c'è molto altro da dire, in attesa che le ventilate riforme provino ad avviare un percorso di rinnovamento tecnico dal profondo. «Bisogna ricostruire, e ci vorrà molto tempo», l'amara constatazione del ct campione d'Europa ed esclusa dal Mondiale, a Wembley. «I giovani giocano molto poco, in serie A». Sono passati 12 mesi dal trionfo all'Europeo, nello stesso stadio, ma sembra un'era. Troppo bello per esser vero, o troppo brutto oggi? La superiorità tecnica di De Paul, Di Maria, Molina, Lautaro - per non parlare dell'ufo Messi - e dall'altra parte le fatiche di Jorginho, i tentennamenti di Bernardeschi, la fragilità di Raspadori, le esitazioni della difesa: questo il quadro che ha sottolineato come il re azzurro è nudo. Nè può rivestirsi troppo in fretta. Ora l'Italia è attesa, prima delle vacanze, da quattro partite di Nations League, e ironia della sorte sembrano un girone della morte di un simil-Mondiale: domani a Bologna la Germania, poi il 7 a Cesena l'Ungheria, l'11 trasferta in casa dell'Inghilterra e chiusura il 14 in Germania. Di sicuro, alla serie terribile non prenderanno il parte Giorgio Chiellini, che ha chiuso la sua carriera azzurra a quota 117 presenze, nè Verratti e Jorginho, oltre a Emerson, Insigne, Lazzari, Sirigu, Zaccagni e Bernardeschi. Infortuni e affaticamenti a parte, la vacanza anticipata sa veramente di chiusura di un ciclo, specie a centrocampo: si riparte da Tonali. «Dobbiamo ritrovare la via del gol», ha anche sottolineato il ct azzurro dopo la Finalissima. E anche qui la coperta sembra corta. Se il centrocampo fa fatica a creare, mancano attaccanti che ispirino. Nelle prossime partite Mancini avrà occasione per testare Scamacca, uno di quei casi di giovani che giocano, ma senza coppe europee, al ritmo blando di un campionato che fuori dai confini si rivela «non allenante». Lo disse anni fa Capello alla Juve di Conte, e da allora nulla è cambiato. «Azzeriamo quello è stato», prova a risollevare il morale Bonucci, capitano e incaricato di passare il testimone all'Italia che sarà, qualsiasi sarà. «Ritroviamo entusiasmo e concentriamoci sul lavoro che ci aspetta per riportare l'Italia dove merita», ha aggiunto il difensore. Stando ai numeri dell'audience (6.293.000 spettatori su Rai1 e vittoria almeno nello share della prima serata, con il 33.5%), l'entusiasmo non è esaurito del tutto, al netto dell'effetto Messi. Ma Mancini ha già avvertito: «Ci saranno altre serata come queste». E il vero rischio è l'assuefazione.
Angelo Caradonna

