L’Italrugby litiga sui soldi e i giocatori tornano a casa

La federazione voleva legare i gettoni di presenza al raggiungimento dei risultati Il presidente Gavazzi nega un incontro alla squadra e salta la trattativa
L’AQUILA. Falsa partenza. Non inizia nel migliore dei modi la preparazione dell'Italrugby alla prossima World Cup di settembre 2015 in Inghilterra. Nel raduno dell’hotel Adler di Villabassa, in Alta Pusteria, si è infatti concretizzata la frattura tra gli atleti convocati e la Federugby. A darne l'ufficialità è la Fir che prende atto della volontà manifestata dai giocatori di non prendere parte agli allenamenti e di non indossare materiale sportivo Fir sino al raggiungimento di un accordo economico per la partecipazione alla preparazione estiva ed alla Rugby World Cup di settembre in Inghilterra – riporta un comunicato diramato nella mattinata di ieri – e decide di interrompere la preparazione al mondiale, che riprenderà al raggiungimento di un accordo.
«La presa di posizione», continua la Fir, «non cambia la volontà del consiglio federale, pienamente condivisa dallo staff della squadra nazionale, di raggiungere un accordo economico con i giocatori basato non sulla semplice partecipazione alle finestre internazionali, ma su concreti principi meritocratici legati alla performance».
«Sono deluso dall'atteggiamento assunto dagli atleti», ha dichiarato il presidente federale Alfredo Gavazzi, «non tanto per la situazione contingente ma perché tale decisione denota la non volontà di investire sulle proprie capacità sportive. L'offerta che è stata presentata è coerente con il nostro posizionamento e con gli accordi in essere tra gli atleti e le Federazioni Tier 1 a noi più prossime nel ranking. Resto fiducioso che il buon senso prevalga».
La versione dei fatti viene in seguito smentita dagli azzurri, mediante il profilo Faceebok del G.I.R.A. – Giocatori d'Italia Rugby Associati – che annovera elementi d'esperienza del gruppo azzurro come Marco Bortolami, Mauro Bergamasco, Leonardo Ghiraldini. «I giocatori si sono tutti presentati al raduno e resteranno al raduno!», affermano con decisione. «A questo punto chi si è assunto al responsabilità di fare un comunicato lesivo dell’onore e del decoro sportivo di ben 40 atleti nazionali di rugby (tra cui il marsicano Venditti, l’aquilano Masi e il capitano Parisse di origini aquilane, ndc), si assumerà le proprie responsabilità di fronte agli organi di giustizia sportivi e ordinari. La verità è che i giocatori hanno chiesto un incontro al presidente Gavazzi, il quale l’ha negato per impegni personali».
La problematica nata ad aprile dopo alcune dichiarazioni del presidente Gavazzi che avevano fatto arrabbiare per primo il capitano Sergio Parisse, con una serie di tweet su #portacirispetto, preoccupa non poco in questa fase pre- mondiale. «Vero è che nessun accordo è stato raggiunto», continua G.I.R.A., «e non ci si riferisce solo alla questione dei compensi, ma anche a tutte le altre tematiche già messe sul tavolo della trattativa. I presupposti per la riuscita della spedizione azzurra ai Mondiali sono pessimi, e non si vedono margini per ricucire lo strappo». Sulla questione è intervenuto anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò: «In assoluto sono d’accordo a stabilire dei premi sulla base dei risultati. Questo non vale solo per il rugby, ma per tutte le federazioni», ha detto Malagò. .
Tommaso Cantalini
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