L’Italrugby sordomuti nasce in Abruzzo

18 Marzo 2015

Il ct è l’aquilano Chilante, a settembre farà i Mondiali. Domenica a Roma test prima degli azzurri

PESCARA. Una Nazionale made in Abruzzo nella domenica ovale romana. È il quindici azzurro dei rugbysti sordomuti. La selezione è composta da atleti in forza, per la maggior parte, a club di serie C. Ma l'allenatore, anima e cuore del progetto, è l'aquilano Mauro Chilante: tecnico Fir, interprete e docente di Lingua Italiana dei Segni all'università di Teramo. Prima che la Banda Brunel scendesse in campo all'Olimpico, la sua Nazionale Rugby Sordi ha affrontato sul terreno del centro sportivo Giulio Onesti dell'Acqua Acetosa il Salento Rugby. Risultato finale 20-5 per i salentini. «Siamo passati subito in vantaggio ma poi ci siamo scomposti», il commento postpartita di Chilante. «Ma il più grande risultato», aggiunge, «è trovarci qui».

Formalmente l'asd Italia Rugby Sordi si costituirà solo nei prossimi giorni. Tuttavia la fase embrionale dell'iniziativa risale a due anni fa. «Tutto è nato su impulso dell'ex campione sordomuto di karate Franz Faraone, figlio di uno dei fondatori dell'Aquila Rugby, e della comunità dei sordi aquilana», racconta Chilante. «Si rivolsero a me. Così portai la questione sul tavolo della Fir. Erano solo sette atleti all'inizio. Oggi sono in venti».

Il prossimo 17 maggio la Nazionale andrà a giocare in casa del Cus Ancona. La domenica successiva tornerà a Roma per un test match contro la rappresentativa dei maestri inglesi. Poi tutti in volo, proprio Oltremanica, dove a settembre si terranno i mondiali di categoria. «Il livello degli avversari si attesterà su quello della nostra serie B. Saremo competitivi, se ci alleneremo spesso», promette il ct. A guidare il gruppo di Chilante ci saranno il carismatico capitano Loris "Loppy" Landi e l'esperto Ivan Luisi, classe '74, paganichese doc, unico nella rosa ad avere militato in serie A. Non mancheranno pure Mirco Carella, ricercatore di biologia marina in Spagna, e Francesco Di Stefano, che studia per diventare ingegnere edile e architetto. Storie di vita e di sport. Storie di rugby. A chi accusa di ghettizzare ragazzi che già giocano insieme a cosiddetti "normodotati" Chilante risponde seccamente. «Sono felicissimi di vedersi. Sono legati da una lingua che, per forza di cose, genera una vera e propria cultura. Si capiscono, si riconoscono. Si comprendono meglio durante le fasi di gioco e questo li migliora anche tecnicamente».

L'incontro di domenica è stato organizzato dall'associazione "Olivia, Rugby e bilinguismo Italiano-LIS" e ha avuto come testimonial d'eccezione Martin Castrogiovanni. Quando giocava a Calvisano il suo compagno di squadra Emiliano Mulieri diventò padre di una bambina sordomuta. La chiamarono Olivia e da allora quel nome è sempre scritto, in ogni partita, sul polsino del pilone azzurro. Storie di rugby, appunto.(m.p.)

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