L’ombra della politica sul duello Figc-Lega A
Oggi a Roma l’assemblea per la riforma dello statuto e la rivalutazione dei pesi delle varie componenti
ROMA. Il tempo è ormai scaduto e la politica minaccia di intervenire, in assenza di un'intesa di mediazione tra federcalcio e serie A. Ma le parti, a una notte dalla votazione per la modifica dello statuto federale in assemblea, restano distanti; per questo l'onorevole Giorgio Mulé, vicepresidente della Camera, dopo aver promosso l'emendamento nel dl sport sulla maggiore autonomia di cui la Lega dovrebbe disporre in quanto motore trainante del calcio italiano, chiede «uno sforzo di maturità» e una mediazione che «va raggiunta sulla scorta di una norma di legge approvata». E a farsi carico di questo «onere» - secondo Mulè - dovrebbe essere proprio il presidente Gravina che «da giorni è al centro di articoli di stampa che mettono in dubbio la sua imparzialità». «Ma senza una mediazione», prosegue Mulè, «sarà il Parlamento attraverso gli atti previsti e i tribunali con i pronunciamenti conseguenti a dover dare seguito alla legge e colmare il vulnus». Parole che hanno scatenato il dibattito politico e la replica di Mauro Berruto, deputato e responsabile sport del Pd, il quale parla di «una neanche tanto velata minaccia nei confronti della Figc» e sottolinea come Mulè «sia collega dello stesso partito, Forza Italia, del senatore, Claudio Lotito, presidente di un club di serie A e animatore di molte battaglie della Lega Calcio di serie A». Federcalcio e serie A restano intanto sulle proprie posizioni e per questo sullo sfondo rimane il ricorso della Lega, presentato in via cautelativa, sull'attuale regolamento assembleare e che decadrebbe nel caso in cui la Federcalcio accettasse le richieste della serie A che vorrebbe andare al voto con un regolamento che rispetti le indicazioni dell'emendamento Mulé. Ma la proposta federale depositata resta quella annunciata da Gravina: autonomia per l'organizzazione dei campionati di tutte le Leghe e quella gestionale all'Aia, il diritto d'intesa per la Lega di A sulle materie di sua specifica competenza (con il mantenimento dello status quo senza un accordo tra le parti su materie come licenze nazionali e lista extracomunitari) e una nuova riformulazione dei pesi elettorali e delle rappresentanze in consiglio federale che porterebbe il professionismo ad avere il 36% a fronte del 34 della Lnd con la serie A che passerebbe da tre a quattro consiglieri. Ma la Lega, per sé, chiede il parere vincolante sulle materie di specifica competenza, e poi sei consiglieri sul totale di dieci per i professionisti e di salire a una rappresentatività del 30% rispetto all'attuale 12%, con la Lega serie B e la Lega Pro che avrebbero ciascuna voti pari all'8% (contro il 5% della Lega B e il 17% della Lega Pro di oggi). Insomma, la distanza resta ampia, con Gravina che ritiene di «avere una larga maggioranza» sulla sua proposta e l'assemblea di oggi che sarà lo spartiacque, non solo per il ricorso della serie A, ma anche sul possibile intervento del Governo, minacciato da Mulé senza una maggiore autonomia per la Lega.

