L’orgoglio di Di Giuseppe: che bello lottare per la B

17 Marzo 2015

Lega pro, il ds del Teramo: «Non so come andrà a finire il duello con l’Ascoli, ma spero che lo scontro diretto del 10 maggio al Bonolis sia decisivo»

TERAMO. Da quando Marcello Di Giuseppe è diventato direttore sportivo del Teramo di soddisfazioni se n'è tolte parecchie. Nel curriculum del ds biancorosso, dal 2011 a oggi, figurano due promozioni e una finale play off persa contro L'Aquila al primo anno tra i professionisti. Di Giuseppe, però, non vuole fermarsi e punta a realizzare il sogno di portare il Teramo in serie B.

Che effetto le fa stare a due punti dalla vetta a nove giornate dalla fine del campionato?

«Siamo nella volata conclusiva ed è bello esserci. Mancano ancora tante tappe e proprio per questo la classifica va guardata fino ad un certo punto. La soddisfazione di giocarsi qualcosa di così importante, al di là di come andrà, è già enorme».

Qual è il segreto?

«Un gruppo fantastico. I giocatori e il tecnico stanno vivendo il momento con intelligenza e trovando sempre grandi motivazioni».

Quando ha capito che si poteva lottare per la promozione in B?

«C'era fiducia fin dalla scorsa estate. Dopo le prime dieci giornate, nonostante le difficoltà fisiche degli attaccanti, la fiducia nel gruppo è aumentata, ma fare parte adesso di una volata ristretta va oltre le più rosee aspettative».

Che rapporto ha con il presidente Campitelli?

«Ci conosciamo benissimo, ormai. I grandi risultati di questi quattro anni insieme hanno fatto sì che il rapporto fosse buono e che si creasse una simbiosi. Lui ha meriti enormi nei successi del Teramo».

Con Vivarini, invece, come va?

«Parliamo tanto e ci confrontiamo. I rapporti sono ottimi».

Che cosa apprezza di Vivarini?

«Ha grandi capacità e le mette al servizio del gruppo. E' stato bravo nel cambiare modulo, a novembre, trasmettendo la stessa mentalità propositiva e vincente dei mesi precedenti. Il nostro progetto, basato sul gioco, è rimasto invariato».

Da ex attaccante, un giudizio su Lapadula e Donnarumma.

«Sono sprecati per questa categoria. Li conosco da tempo e non ho mai dubitato delle loro qualità. Siamo stati bravi a portarli a Teramo e a metterli nelle condizioni di amalgamarsi e rendere al massimo».

In chi dei due si rivede?

«In Donnarumma. Ma devo ammettere che è più forte di me (ride, ndc)».

I gemelli del gol hanno delle chance di restare a Teramo anche l'anno prossimo?

«A mio parere sì, ma molto dipenderà dalla categoria e dalla loro volontà. Sono due giocatori che ambiscono al salto, come è giusto che sia. E' chiaro che se il salto di categoria dovesse farlo il Teramo, gli scenari potrebbero cambiare. Al momento, però, è prematuro fare qualsiasi discorso».

Avere ritoccato al minimo la rosa, a gennaio, è stata la mossa vincente?

«Senza dubbio. Il mercato di gennaio può essere dannoso. Ci siamo mossi, pertanto, in modo oculato. Questo gruppo, per come stava andando, meritava la massima fiducia e questo lo ha fatto cementare ancora di più».

C'è un giocatore di questa rosa che rappresenta una scommessa vinta per lei?

«Brugaletta. Lo abbiamo preso dalla Primavera del Catania e quando è sceso in campo, pur giocando poco, si è fatto sempre trovare pronto. Oltre ad essere bravo ha delle doti umane straordinarie. E' un esempio da seguire».

Il suo contratto, come nel caso di Vivarini, scade nel 2016. Intende rispettarlo?

«A fine campionato ne discuteremo. C'è adesso un obiettivo più importante a cui pensare».

E se pensa per un attimo al 10 maggio, giorno di Teramo-Ascoli?

«Mi auguro possa essere la madre di tutte le partite per i colori biancorossi. Vorrei uno stadio stracolmo. Prima, però, ci sono ancora otto ostacoli da superare. A Piacenza (domani, ndc) sarà la gara più dura».

Gaetano Lombardino

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