L’Uefa mette il Milan sotto processo

Deferimento alla Camera arbitrale dopo gli ultimi passivi di bilancio
MILANO. La strada del dialogo non ha funzionato: la Uefa non ha fatto sconti sul bilancio cinese e così il Milan di Elliott, in lotta per qualificarsi alla Champions, è di nuovo a giudizio per violazioni del Fair play finanziario di proprietà precedenti, da recidivo. E rischia quindi anche una esclusione dalle coppe, secondo le letture meno ottimistiche. Da Casa Milan, però, assicurano di non essere sorpresi dal deferimento alla Camera arbitrale Uefa, deciso dalla Camera investigativa per il mancato rispetto del pareggio di bilancio nel periodo di osservazione: «ineluttabile», lo definiscono fonti del club, facendo filtrare tranquillità, e la «fiducia che questo passaggio serva a indirizzare il processo verso un esito positivo per il Milan». Le stesse fonti parlano di «un passo formale obbligato nel percorso ancora lungo con la Uefa», sottolineando che «Elliott sta cercando di riportare il Milan in uno scenario economico sano, virtuoso e sostenibilità, in un serrato ma ragionevole periodo di tempo». Il confronto fra la nuova proprietà e il governo del calcio europeo è cominciato con il ricorso al Tas contro l'esclusione per un anno dalle coppe europee, decisa dalla Uefa a fine giugno per la scarsa credibilità dei piani finanziari di Mr Li. Vinto il 20 luglio l'appello a Losanna per «sproporzione» della pena (relativa al triennio 2015-17), il Milan di Elliott ne ha proposto un secondo, contro la più mite sentenza Uefa di dicembre: multa di 12 milioni, limitazione a 21 giocatori nella lista Uefa per due stagioni e l'esclusione dalle coppe in caso di mancato pareggio di bilancio nel 2021. Un traguardo considerato troppo vicino. Ancora il Tas non ha fissato la data del dibattimento. Il nuovo deferimento riguarda «gli esercizi conclusi nel 2016, 2017 e 2018». Include quindi in parte conti già giudicati, il bilancio 2016 da -74.9 milioni di euro (ultimo dell'era Berlusconi), e quello del primo semestre 2017 (-32.6 milioni). Ma soprattutto il rosso monstre di 126 milioni di euro nell'unico bilancio della gestione Li Yonghong (1 luglio 2017-30 giugno 2018), approvato a ottobre dal nuovo proprietario, subentrato quattro mesi prima: da solo supera i parametri del FFP consentiti per un triennio (sforamento massimo di 30 milioni a stagione). Secondo alcune ricostruzioni, non è andato ancora a buon fine il tentativo dell'ad rossonero, Ivan Gazidis, di trovare con la Uefa un compromesso sul bilancio cinese.

