LA BAGARRE NEL CALCIO ANTIPASTO DEL 4 MARZO

15 Gennaio 2018

La corsa per la poltrona di presidente della Figc sarà solo un (eloquente) antipasto di quella che sarà la campagna elettorale per le politiche del 4 marzo. D’altronde, il calcio è sempre stato - e...

La corsa per la poltrona di presidente della Figc sarà solo un (eloquente) antipasto di quella che sarà la campagna elettorale per le politiche del 4 marzo. D’altronde, il calcio è sempre stato - e lo sarà - lo specchio fedele della vita sociale in Italia. In questo momento è tutti contro tutti. E la bagarre elettorale nella federazione più importante affiliata al Coni è il termometro della situazione di un Paese in cui ci si divide su tutto. E ogni competizione è caratterizzata dal tifo più che da una corretta valutazione dei programmi. A proposito, nella corsa alla successione della poltrona che è stata di Carlo Tavecchio sono rimasti ai margini. Solo Gabriele Gravina ha reso noto il suo. Piuttosto,
in queste ore, sta emergendo un’ipotesi
di una grande coalizione con tutti i pretendenti
al governo del calcio con incarichi vari attorno alla figura di Cosimo Sibilia, senatore di Forza Italia, che dovrebbe spuntarla dall’alto del 34% dei voti espressi dalla sua Lega nazionale dilettanti; Gravina e Lotito vice presidenti - praticamente per quelli che sono i rapporti tra i due sarebbe come la coesistenza del Diavolo con l’Acqua Santa - con il Club Italia affidato a Tommasi. Su questa ipotesi si sta trattando per evitare di arrivare al voto, il 29 gennaio, in ordine sparso. Le beghe nella stanza dei bottoni e la Lega di A incapace di formulare una proposta univoca rendono bene l’idea di come sia maturato il flop azzurro con l’Italia che ha fallito la qualificazione ai Mondiali a novembre. Da quell’Italia-Svezia 0-0 a Milano non è cambiato niente, anzi sono emerse le spaccature tra le varie componenti
che bloccano lo sviluppo di un mondo che ha oltre tre miliardi di debiti, di cui un paio solo della serie A. Un mondo che continua a vivere al di sopra delle proprie possibilità. E che potrebbe crollare qualora la vendita dei diritti televisivi
per il prossimo triennio dovesse fruttare meno
del miliardo l’anno previsto dalla Lega di A. In un contesto del genere, che definire preoccupante
è poco, si continua a litigare. E ognuno si propone come il nuovo che avanza. Uno scenario che da qui a qualche settimana si riproporrà alle votazioni per le politiche. Così va l’Italia oggi.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA