LA CHIAVE DELLA SFIDA

27 Febbraio 2017

«It’s a tackle, solo un placcaggio. La palla è libera e si può giocare. Non è una ruck»: inizia così Conor O’Shea a spiegare la chiave tattica del match. L’idea è venuta a Brendan Venter, coach della...

«It’s a tackle, solo un placcaggio. La palla è libera e si può giocare. Non è una ruck»: inizia così Conor O’Shea a spiegare la chiave tattica del match. L’idea è venuta a Brendan Venter, coach della difesa ma non è una novità. Quando c’è una palla contesa se almeno due giocatori si legano stando in piedi contro un avversario si forma una ruck. Scattano delle regole particolari di fuorigioco. Ma se uno finisce a terra placcato, gli avversari si legano e i suoi compagni no, è solo un giocatore a terra. La palla è libera, non fissa la linea di fuorigioco. Si può stare davanti o dietro. Ecco perché il cerchio azzurro, ecco perché Poite levava le braccia per indicare gioco aperto. «Complimenti ma non è rugby» ha detto Eddie Jones. «Non capisco – ha risposto O’Shea – perché se lo fa l’Australia con Pocock o i Wasp con Nathan Hughes (n.8 inglese) è fantastico, Se lo fa l’Italia no. Non è cambiata la regola ma lo spirito con cui World rugby la interpreta». (f.z.)