La classifica non mente: oggi tra le due squadre non c'è proprio partita

di Antonio De Leonardis Un verdetto chiaro il derby di venerdì l'ha dato: la classifica attuale delle due abruzzesi al momento è tutt'altro che bugiarda, i sette punti di differenza che dividono il...
di Antonio De Leonardis
Un verdetto chiaro il derby di venerdì l'ha dato: la classifica attuale delle due abruzzesi al momento è tutt'altro che bugiarda, i sette punti di differenza che dividono il Lanciano dal Pescara sembrano anzi anche pochi a giudicare da quel che si è visto nel confronto diretto. Baroni, dopo 16 giornate, resta ancora prigioniero delle sue incertezze per quel che riguarda l'assetto definitivo della sua squadra, D'Aversa va avanti già da tempo col pilota automatico, mettendo in campo una squadra concreta, senza provare ad inventarsi nulla che possa cambiare atteggiamento e funzionalità del collettivo. La mossa della punta in più, studiata a porte chiuse in settimana dal tecnico biancazzurro e proposta in avvio di partita, ha funzionato giusto una ventina di minuti, con un effetto sorpresa che ha anche creato qualche imbarazzo alla retroguardia frentana ma poi è via via scemata mettendo a nudo i disagi e le carenze di una formazione per forza di cose improvvisata. Fino all'intervallo scarsa pressione a centrocampo, squadra lunga, le velleità offensive affidate esclusivamente agli improponibili e banali rilanci di Pesoli e Salamon che erano più che altro una manna per i difensori avversari. Per quel che si era visto in campo, mi aspettavo che l'intervallo potesse servire a cercare soluzioni in grado di ridare al Pescara equilibrio e aggressività, riproponendo canovaccio e assetto che avevano dato frutti ed enormi vantaggi a Brescia, col Frosinone e perfino a Modena, nonostante l'inferiorità numerica, almeno fino al rigore fasullo. Mi aspettavo, in particolare, che, secondo logica, Baroni si affidasse a un 4-4-2 a trazione anteriore, con Pasquato accanto a Melchiorri, Politano e Sowe esterni di centrocampo e Zampano al posto di un difensore laterale, magari Grillo che aveva già rischiato in più di un'occasione di andare nel pallone contro un incontenibile Piccolo. Invece niente e, guarda caso, proprio un affondo di Piccolo contro un impacciato Grillo ha propiziato in fretta il vantaggio del Lanciano. La partita del Pescara praticamente è finita lì, quel che si è visto dopo, almeno dalla parte biancazzurra, ha poco a che fare col il calcio fino alla prodezza di Melchiorri arrivata qualche istante prima dei titoli di coda. Un finale, comunque, che non cancella le perplessità sulla reale consistenza di questo Pescara che pure ha il quarto attacco del campionato e che proprio lì davanti ha forse il giocatore di maggior talento di questa scadente serie B. Il concetto è sempre lo stesso: a questa squadra servono certezze e non esperimenti. È proprio così difficile provarci? Tutt'altra musica dall'altra parte del derby. Squadra solida, concreta quella frentana, capace oltretutto di sfruttare al massimo le qualità, notevoli, del settore avanzato. Piccolo è stato devastante, Monachello in mezzo all'area è stato cercato con insistenza e ha risposto al meglio segnando il gol del vantaggio, le incursioni a turno di Vastola, Paghera e Mammarella sono segnali evidenti di un collettivo affiatato e con idee chiare. L'unica scelta sbagliata è stata forse quella di cominciare troppo in fretta a spezzettare il gioco, ritardando in maniera esasperante rilanci del portiere e rimesse laterali piuttosto che continuare ad affondare i colpi contro un avversario allo sbando. Così, invece che chiudere la partita sono maturati i 5 minuti di recupero che hanno salvato il Pescara.
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