la domenica
Una vera e propria emergenza. Che certamente non è un fulmine a ciel sereno, ma che rischia di mettere in ginocchio i dilettanti abruzzesi. Molti campi sportivi non sono a norma. Non sono in possesso...
Una vera e propria emergenza. Che certamente non è un fulmine a ciel sereno, ma che rischia di mettere in ginocchio i dilettanti abruzzesi. Molti campi sportivi non sono a norma. Non sono in possesso dei requisiti di legge per quanto riguarda sicurezza e ordine pubblico. Il Capistrello ha giocato a porte chiuse, l’Ovidiana Sulmona e i Nerostellati idem. Lo stesso dicasi per la sfida di coppa Abruzzo tra Virtus Barisciano e Arischia che comunque non si è presentato. E siamo all’inizio della stagione. L’Angizia Luco, inoltre, è stata costretta a giocare ad Avezzano, perché il proprio impianto non è a norma. A Pineto per Mutignano-L’Aquila un’ordinanza ha imposto la presenza di un numero di spettatori limitato, sotto le cento unità. Proprio perché la struttura non è idonea a contenerne di più. La prefettura dell’Aquila da mesi ha chiesto il rispetto delle regole, legittimamente anche se forse interpretando le norme in maniera restrittiva. Ma comunque con interventi pertinenti alle leggi dello Stato. Le altre prefetture valutano caso per caso, a seconda dell’afflusso di pubblico. Con un approccio diverso. Ma l’impiantistica sportiva è un’emergenza. Basti pensare allo stadio Angelini di Chieti chiuso e trasformato in una foresta in attesa dei lavori di cui è stato sbandierato il finanziamento senza che siano avviate le procedure per l’appalto. Mesi e mesi lontano da casa per i neroverdi neopromossi in serie D. E anche quello che può apparire un gioiellino - lo stadio Adriatico-Cornacchia di Pescara ristrutturato nel 2009 in occasione dei Giochi del Mediterraneo - non lo è fino in fondo visto che non può più ospitare un incontro ufficiale della Nazionale di calcio perché non a norma con le prescrizioni del caso. Giocare le partite a porte chiuse rappresenta la morte del calcio. A maggior ragione tra i dilettanti dove non si parla di migrazioni di migliaia di persone e i riflettori delle televisioni sono lontani anni luce. Si uccide uno svago domenicale, la passione per il campanile nei piccoli paesi dove la squadra di calcio è un mezzo di identificazione. L’impiantistica sportiva è un’emergenza che va affrontata, perché improcrastinabile. Indipendentemente dall’interpretazione delle norme.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

