La Francia dei giovani fa sognare Macron: ci prendiamo la coppa

Lloris frena: «Non lasciamoci trascinare dall’euforia» Il ricordo della finale degli Europei persa col Portogallo
PARIGI. È la Francia dei giovani e dei giovanissimi, guidata da un diciannovenne in campo e da un presidente di 40 anni che esulta in tribuna: il Paese è in visibilio per quella che L'Equipe sottolinea come «la terza finale in 20 anni». Ma fa gli scongiuri per evitare di finire come due anni fa, quando - gran favorita - fu battuta dal Portogallo agli Europei giocati in casa. Sull'esultanza di Emmanuel Macron, sul suo viaggio a San Pietroburgo con seguito di giornalisti e amici sul Falcon presidenziale, e sul suo tweet «appuntamento a domenica per riportarci a casa la coppa», si sono già scatenate le polemiche. Marine Le Pen festeggia lo «slancio patriottico» che ha portato alla vittoria, ma bacchetta «non usiamo lo sport a fini strumentali». E il presidente «si concentri sulla politica che viene fatta in Francia e sulla quale ci sarebbe molto da dire...se pensa che le conseguenze di quello che fa vengano spazzate via da una vittoria dei Bleus, rischia di essere deluso». Critiche e sbeffeggiamenti arrivano dall'estrema sinistra, mentre dilaga sui giornali lo «scoop» del Canard Enchainé, che riporta uno scontro violento di Macron con la ministra della Salute Agnes Buzyn, alla quale sarebbe sfuggito «il piano-poveri è slittato per la coppa del Mondo».
Non è bastato al presidente neppure trovare spazio sul suo Falcon per il piccolo Yanel Chroné, 11 anni, origini della Guadalupa, conosciuto da Macron durante una visita nella banlieue di Parigi. Il ragazzino ha esultato al suo fianco in tribuna ed è andato con il presidente negli spogliatoi ad abbracciare i suoi eroi. Ma per far risalire la popolarità in picchiata, non basta. Molti ricordano che neppure la vittoria ai mondiali del 1998 - dopo la celebre discesa di un milione di tifosi sugli Champs-Elysees - giovò alla popolarità di Jacques Chirac. All'epoca era il trionfo della nazionale multietnica, che il mondo scoprì e che diventò un simbolo della Francia.
Oggi scende in campo la nazionale transalpina (martedì seguita da oltre 20milioni di spettatori in Francia) più giovane della storia (26,4 la media di età), la quinta più giovane fra le 32 ai nastri di partenza. Con Mbappé leader diciannovenne, perfetto simbolo di banlieue e giovinezza che è, fra l'altro, l'unico ad essere rimasto a giocare in Francia (al Paris Saint Germain al fianco di Neymar e Cavani). Tutti gli altri, Griezmann in testa, sono da tempo già affermati titolari in grandi squadre all'estero. Anche se martedì sera molti sfilavano ancora con le maglie di Zidane, sono i ragazzini di Deschamps i nuovi eroi. Centinaia di migliaia hanno preso d'assalto gli Champs-Elysees, scontrandosi con la polizia come a Grenoble e in diverse altre città, dove ormai manifestazioni pubbliche e violenze ai margini sembrano indissolubili. Ieri c'è voluto il saggio (e migliore in campo martedì) Lloris a riportare la calma: «Non lasciamoci trascinare dall'euforia» ha raccomandato. Ricordando che anche due anni fa, prima della finale europea persa dai Bleus in casa contro il Portogallo allo Stade de France, si cantava «on va gagner» (vinceremo).
Tullio Giannotti

