la ginnasta: il pontefice è il mio eroe
Impossibile dire no ad un “allenatore” così speciale. Stavolta hanno risposto tutti alla “convocazione” di Papa Francesco. Oltre 50 mila persone, tra atleti, allenatori e dirigenti di tutte le...
Impossibile dire no ad un “allenatore” così speciale.
Stavolta hanno risposto tutti alla “convocazione” di Papa Francesco.
Oltre 50 mila persone, tra atleti, allenatori e dirigenti di tutte le società sportive d’Italia, oggi saranno in piazza San Pietro a Roma per celebrare il 70° anno di fondazione del Csi (Centro sportivo italiano).
Da Igor Cassina a Massimiliano Rosolino e poi Giovanni Trapattoni, Gianni Rivera, Sara Simeoni, Davide Cassani, Francesco Moser e tanti altri.
A rappresentare l’Abruzzo ci sarà anche Fabrizia D’Ottavio, campionessa teatina di ginnastica ritmica, prima con l’Armonia d’Abruzzo e poi con la Nazionale, più che “amica” del Centro sportivo italiano regionale e testimonial dello sport.
Fabrizia, pronta per il grande giorno?
«Non vedo l’ora di vedere da vicino Papa Francesco. Sono al comitato del Csi di Roma da diversi giorni, per ultimare i preparativi e sono molto agitata, ma allo stesso tempo felice perché per me sarà un’emozione travolgente. In passato è capitato di esibirmi con la Nazionale in piazza San Pietro davanti a Papa Ratzinger, ma stavolta l’emozione sarà grandissima, perché avrò l’opportunità di stare ancora più vicina al pontefice».
Cosa rappresenta per lei Papa Francesco?
«È il mio eroe (anche se il Santo padre dice che “l’eroe è Cristo, non lui”, ndc). Un uomo che mi ha colpita sin dal primo giorno per la sua semplicità e umanità e per il modo in cui si rapporta con le persone. È un Papa uscito dagli schemi classici della Chiesa, che ha un dato un segnale forte e positivo a tutto il mondo. Basta vedere l’amore che la gente prova nei suoi confronti, per averne conferma».
Qual è il suo rapporto con la fede?
«Sono molto credente perché vengo da una famiglia cristiana “praticante”, che mi ha educata con determinati valori. Crescendo, poi, ho rafforzato la mia fede e oggi ho un bel rapporto con Dio. La fede mi dà sempre conforto, mi sostiene nella vita di tutti i giorni ed è stata importante anche nello sport».
C’è un episodio particolare nel quale la fede ha avuto un ruolo fondamentale nella sua carriera da ginnasta?
«Sì. Ricordo che, quando avevo 16 anni, lasciai casa per trasferirmi nel Nord Italia, al Centro tecnico della Nazionale. I primi mesi, lontano dalla mia famiglia, furono difficili perché ci misi del tempo ad ambientarmi. Spesso mi sentivo sola ed è in quei momenti che ho trovato conforto nella fede, che mi ha dato la forza per andare avanti».
Qual è il messaggio che lo sport italiano vuole lanciare oggi davanti al Papa?
«Sport e fede vanno a braccetto: sono due componenti che non si possono scindere. Lo sport non è soltanto agonismo, medaglie e risultati, ma è anche e soprattutto crescita e condivisione di tutti quei valori che si accompagnano alla fede. Il nostro slogan, scelto da tutto il Csi, è: “Papa Francesco è il nostro capitano”. Sì, perché noi vogliamo vivere lo sport nella fede».
Giammarco Giardini
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