LA LEZIONE DEL CROTONE, GLI ERRORI E IL FUTURO
di Antonio De Leonardis Una festa che nessuno aveva annunciato quella del Crotone, addirittura impensabile alla fine del girone di andata quando i calabresi erano sconsolatamente in fondo alla...
di Antonio De Leonardis
Una festa che nessuno aveva annunciato quella del Crotone, addirittura impensabile alla fine del girone di andata quando i calabresi erano sconsolatamente in fondo alla classifica assieme al Pescara con appena 9 punti all’attivo. I biancazzurri, come si sa, sono rimasti lì fino in fondo, facendo guasti a gennaio in quello che doveva essere il possibile mercato di riparazione e, strada facendo, dando anche il benservito a Oddo nonostante i suoi tre anni di contratto (il famoso progetto!). Tutt’altra storia quella del Crotone che certo aveva iniziato la stagione anche con qualche problema in più rispetto al Pescara visto che le sue prime partite casalinghe le ha dovuto giocare proprio all’Adriatico.
Una partenza disastrosa ma una resa che non c’è mai stata, probabilmente anche grazie alle scelte fatte nella gestione della stagione. A gennaio appena due acquisti di contorno (Acosty dal Latina e il giovane Kotnik dal Nuova Gorica), in più fiducia piena al tecnico Nicola, che pure l’unica esperienza in A (peraltro nemmeno felice) l’aveva fatta sulla panchina del Livorno dopo aver conquistato la promozione.
L’esatto contrario di quello che è capitato a Pescara, con un mercato di riparazione a dir poco disastroso, quasi in fotocopia (se non peggio) con quanto fatto quattro anni prima, dopo che Bergodi era comunque riuscito nell’impresa di portare in poche settimane i biancazzurri in zona-salvezza. Per la serie: l’importante è sbagliare se si vuole andare giù a capofitto, piuttosto che prendere sul serio in considerazione l’autocritica e fare così tesoro di errori che tutti possono commettere in qualsiasi attività. La svolta negativa vera, come più volte scritto e ripetuto, e non solo in questo piccolo spazio, c’è stata a gennaio, esattamente come capitato nella precedente fallimentare stagione nella massima serie. Un esercito di “rindeboli” pescati un po’ dovunque, nonostante acciacchi vari e diversi chili di troppo, qualche oggetto misterioso (chi ha notizie di Cubas alzi la mano) e in più dismissioni (Cristante più che Aquilani) tutt’altro che comprensibili. La mossa di affidare a Zeman le residue possibilità di rilancio è risultata poi – come ampiamente prevedibile tenendo conto dei principi di lavoro del boemo e del materiale a sua disposizione- campata in aria, dando l’ennesima mazzata a una tifoseria (non quella degli insulti) delusa, esasperata e pure maltrattata nei propri sentimenti.
Parentesi chiusa, si guarda avanti, sperando ovviamente che lezione e batosta siano servite. A Zeman, tanto per chiarire, più che fantomatici giocatori “zemaniani”, serve un organico affidabile, col giusto mix tra giovani e anziani, conferme e nuovi arrivi, a patto che abbiano qualità, ambizioni e voglia di lavorare. Il resto lo dirà il campo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Una festa che nessuno aveva annunciato quella del Crotone, addirittura impensabile alla fine del girone di andata quando i calabresi erano sconsolatamente in fondo alla classifica assieme al Pescara con appena 9 punti all’attivo. I biancazzurri, come si sa, sono rimasti lì fino in fondo, facendo guasti a gennaio in quello che doveva essere il possibile mercato di riparazione e, strada facendo, dando anche il benservito a Oddo nonostante i suoi tre anni di contratto (il famoso progetto!). Tutt’altra storia quella del Crotone che certo aveva iniziato la stagione anche con qualche problema in più rispetto al Pescara visto che le sue prime partite casalinghe le ha dovuto giocare proprio all’Adriatico.
Una partenza disastrosa ma una resa che non c’è mai stata, probabilmente anche grazie alle scelte fatte nella gestione della stagione. A gennaio appena due acquisti di contorno (Acosty dal Latina e il giovane Kotnik dal Nuova Gorica), in più fiducia piena al tecnico Nicola, che pure l’unica esperienza in A (peraltro nemmeno felice) l’aveva fatta sulla panchina del Livorno dopo aver conquistato la promozione.
L’esatto contrario di quello che è capitato a Pescara, con un mercato di riparazione a dir poco disastroso, quasi in fotocopia (se non peggio) con quanto fatto quattro anni prima, dopo che Bergodi era comunque riuscito nell’impresa di portare in poche settimane i biancazzurri in zona-salvezza. Per la serie: l’importante è sbagliare se si vuole andare giù a capofitto, piuttosto che prendere sul serio in considerazione l’autocritica e fare così tesoro di errori che tutti possono commettere in qualsiasi attività. La svolta negativa vera, come più volte scritto e ripetuto, e non solo in questo piccolo spazio, c’è stata a gennaio, esattamente come capitato nella precedente fallimentare stagione nella massima serie. Un esercito di “rindeboli” pescati un po’ dovunque, nonostante acciacchi vari e diversi chili di troppo, qualche oggetto misterioso (chi ha notizie di Cubas alzi la mano) e in più dismissioni (Cristante più che Aquilani) tutt’altro che comprensibili. La mossa di affidare a Zeman le residue possibilità di rilancio è risultata poi – come ampiamente prevedibile tenendo conto dei principi di lavoro del boemo e del materiale a sua disposizione- campata in aria, dando l’ennesima mazzata a una tifoseria (non quella degli insulti) delusa, esasperata e pure maltrattata nei propri sentimenti.
Parentesi chiusa, si guarda avanti, sperando ovviamente che lezione e batosta siano servite. A Zeman, tanto per chiarire, più che fantomatici giocatori “zemaniani”, serve un organico affidabile, col giusto mix tra giovani e anziani, conferme e nuovi arrivi, a patto che abbiano qualità, ambizioni e voglia di lavorare. Il resto lo dirà il campo.
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