LA PARTITA DI SIMENON

13 Giugno 2016

Ci sono tanti modi di prepararsi ad una partita. Nel caso di Italia vs. Belgio - “la” partita - piace aderire al gusto un po’ retrò che hanno le suggestioni incrociate. Dove la memoria dei luoghi...

Ci sono tanti modi di prepararsi ad una partita. Nel caso di Italia vs. Belgio - “la” partita - piace aderire al gusto un po’ retrò che hanno le suggestioni incrociate. Dove la memoria dei luoghi visitati va a braccetto con le passioni che uno si porta dentro. Così, il Belgio è davvero il cuore (ahinoi, dolorosamente ferito) di una Europa rattoppata cui ci sforziamo di voler comunque bene.

Egoisticamente ci auguriamo che questa sera, alle 22.45, il libro che i nostri avversari avranno sul comodino, prima di andare a letto, sarà uno, ed uno soltanto: “La sofferenza del Belgio”, capolavoro del fiammingo Hugo Claus, uno più volte candidato al Nobel. «Tanto, non lo vincerò mai», ripeteva. E così è successo. Certo, le sofferenze di quel libro erano ben più importanti di quelle legate ad una partita di pallone, ma in qualche modo hanno a che fare con le atmosfere di un paese che, gastronomicamente, ci ha conquistato con le moules. Sì, le cozze generosamente accompagnate dalla birra bianca e dalle patatine fritte, le migliori al mondo.

Magari per accompagnare la lettura di uno dei 400 romanzi di Georges Simenon. Sulla faccia della terra ci sono 500 milioni di copie dei suoi libri. Se dovessimo metterle una accanto all’altra coprirebbero cinquemila campi da calcio. Sì, era belga, il grande Simenon, il papà del commissario Maigret. Parentesi: forse a Marsiglia ci voleva lui, con la sua pipa, la sua bonaria saggezza e buon senso da vendere, per evitare gli sconquassi degli euroultras. Beh, Simenon a sedici anni era cronista di nera alla “Gazzetta di Liegi”. Ed è tra i protagonisti di uno dei libri più deliziosi quanto a suggestivi incroci tra calcio e letteratura.

Quel genere di cose che fanno felici i seguaci delle palle di carta. Lo ha scritto Silvano Calzini, si intitola “Figurine” e raccoglie una cinquantina di ritratti di grandi scrittori raccontati come fossero campioni del pallone. C’è Simenon, ovvio, che dei grandi scrittori del Novecento è stato il numero 1, alla stregua per capirci di un Jean-Marie Pfaff o di un Michel Preud’Homme, saracinesche belghe spesso insuperabili. Leggiamo: «Ha battuto ogni record, ma dal momento che spesso giocava più partite nello stesso giorno usando anche diversi pseudonimi, è impossibile dare una cifra esatta. Oltre tutto lui stesso era solito parlare di sé raccontando storie mirabolanti, in parte vere in parte inventate, sulle sue gesta di giocatore e di uomo e contribuendo così alla crescita della sua leggenda. Era particolarmente superstizioso, tanto da seguire un rituale molto preciso prima di ogni partita. Godette di una popolarità immensa, ha guadagnato fiumi di denaro e ha avuto moltissime donne, è stato un vero fenomeno, ma la sua unica vera compagnia è stata sempre e soltanto la solitudine».

Che si brindi, dunque, con ottima birra belga. Con citazione finale, d’obbligo: «Vinca il migliore. Speriamo di no». Lo diceva Nereo Rocco, uno che con Simenon avrebbe fatto amicizia.

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