LA RISCOSSA DI BUCCHI, BENEVENTO IN POPPA
In origine era Maleventum e poi divenne Beneventum quando i Romani, circa duecentottanta anni prima che nascesse Cristo, decisero che il nome di quella città non suonasse bene. Fosse funesto,...
In origine era Maleventum e poi divenne Beneventum quando i Romani, circa duecentottanta anni prima che nascesse Cristo, decisero che il nome di quella città non suonasse bene. Fosse funesto, addirittura. Dal Male al Bene per cambiarne il destino. Qui non si fa la storia, o forse sì (almeno quella di un campionato di calcio), ma Cristian Bucchi sta provando a fare altrettanto: trasformarlo da complicato a benevolo, il destino del capoluogo sannita. Complicato perché molte erano le aspettative (il blasone della retrocessa, le ampie disponibilità del presidente Vigorito e quindi un mercato importante, allenatore giovane e rampante) e molte, però, sono state le sofferenze iniziali. Per buona parte del girone di ritorno l’andamento è sembrato un giro su un ottovolante: 10 punti nelle prime quattro partite, poi due sconfitte e poi su e giù, avanti e indietro, alla continua ricerca di un’anima e di una identità (difesa a 4, poi a 3, poi di nuovo a 4). Nulla di veramente grave, ma, neanche, niente di davvero esaltante. E ancora: i problemi di Puggioni, l’infortunio di Maggio, la rescissione di Nocerino, tre dei leader designati. Fino alla sera del 9 dicembre: sconfitta in casa con il Verona, gol di Matos e sciagurato rigore di Coda che prova il cucchiaio e lo mette in bocca al portiere avversario. Brutta era l’aria, quella notte. Maleventum.
Poi, un passo alla volta, Bucchi si è ripreso la squadra e sono seguiti sei risultati utili: tre vittorie e tre pareggi, appena tre i gol subiti, Coda non ha più sbagliato i rigori (e ha raggiunto la doppia cifra di gol), anche un pizzico di fortuna (il clamoroso autogol di Cistana contro il Brescia), Roberto Insigne si è messo a segnare con regolarità (tre gol nelle ultime quattro partite), Venezia liquidato nell’ultimo turno e quinto posto in classifica. Due stagioni fa Bucchi aveva conquistato tutti, i suoi tifosi e poi soprattutto i dirigenti del Sassuolo, con la “freschezza” del Perugia che aveva allenato, trascinandolo ai play off dove fu proprio il Benevento a eliminarlo in semifinale per poi sprintare verso la storica promozione in A. Questo suo Benevento, probabilmente, non riuscirà mai ad essere leggero come quella squadra: altra struttura e altre ambizioni (quella partì senza troppe attenzioni addosso, questa DEVE vincere) ma, per ora, gli basta aver cambiato la direzione del vento. Beneventum.
*giornalista SkySport

