La salvezza è lontana, in gioco resta il futuro

di ANTONIO DE LEONARDIS Il conto alla rovescia continua e la situazione del Pescara resta sempre quella, anzi peggiora. A sei giornate dalla fine del campionato è sempre in fondo alla classifica, a...
di ANTONIO DE LEONARDIS
Il conto alla rovescia continua e la situazione del Pescara resta sempre quella, anzi peggiora. A sei giornate dalla fine del campionato è sempre in fondo alla classifica, a meno 12 (anzi 13 visto lo svantaggio nei confronti diretti con l’Empoli) dalla ipotetica salvezza dopo l'imprevisto exploit dei toscani di Giovanni Martusciello a Firenze, il miraggio della rimonta che rischia di trasformarsi con largo anticipo nello spettro della matematica retrocessione. Che con la Juve non ci sarebbe stata partita era fin troppo scontato, la sconfitta onorevole aggiunge poco anche per quel che riguarda l'autostima dei biancoazzurri che la partita l'hanno giocata più che altro per limitare i danni, riuscendo nell'impresa anche con la compiacenza dei bianconeri, con testa e gambe un po' in campo e un po' al Camp Nou di Barcellona, dove domani sera saranno impegnati nella gara di ritorno dei quarti di finale di Champions League per guadagnare l'accesso alle semifinali.
Che ci resta della partita? Ovviamente non granché, se si eccettuano la festosa cornice di pubblico e, in più, l'incasso record (431 mila euro) che fa felice sola la società e aggiunge anzi un altro pizzico di rabbia ai tifosi biancoazzurri. Dal campo invece poche emozioni e nemmeno tutte da custodire nell'album dei ricordi graditi: i due lampi di Gonzalo Higuain e le accelerazioni di Juan Cuadrado che hanno deciso il match, i lunghi rilanci di Vincenzo Fiorillo alla ricerca di punte che non c'erano, i calcioni (sicuramente non volontari ma decisamente pesanti) di Sulley Muntari a Paulo Dybala, la buona prestazione del baby Mamadou Coulibaly, alla sua prima partita contro una grande, gli applausi di tutto lo stadio a Massimiliano Allegri, indimenticato protagonista di un Pescara dell'altro secolo.
Tutto il resto solo noia e un altro inutile capitolo del cammino che porta i biancoazzurri verso il game over. «Pensavo di poter incidere di più su questa squadra» aveva ammesso Zeman un paio di settimane fa, per farcela non gli sono state d'aiuto nemmeno scelte che di fatto snaturavano le sue idee e il suo gioco. Ed è altrettanto evidente che il Pescara che verrà, ovvero quello della prossima stagione, avrà poco o niente della squadra che il boemo sta gestendo da due mesi a questa parte. Sono stati preziosi la riscoperta di Fiorillo e il lancio di Coulibay, di certo invece non rivedremo Crescenzi nel tridente d'attacco, Brugman centravanti, Memushaj ala, Muntari centrale di metà campo.
Tutti esperimenti bocciati senza possibilità di appello e che, alla luce di quanto visto finora, non sarebbe sbagliato accantonare definitivamente anche per questo finale di stagione, nella certezza che, a prescindere dall'impegno che certamente potranno metterci, nessuno di loro potrà garantire il miglior apporto in ruoli che non sembrano di loro competenza. Conta anche tutto ciò se si pensa che questo finale di stagione debba servire anche per avvicinarsi con qualche certezza in più alla prossima stagione.
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