La Samp cala il tris: il Pescara assente alla festa di Zeman

5 Marzo 2017

Il boemo al traguardo delle mille panchine Biancazzurri dignitosi per 45’, poi crollo nella ripresa

Una rondine non fa primavera, un vecchio adagio che si addice al Pescara di Zeman. Che, un paio di settimane fa, aveva illuso tutti con il 5-0 nella prima del boemo in questa stagione e poi è svanito nel nulla. E così riecco il Pescara che incassa gol e sconfitte, quello che le prende da tutti. Una carta fatta per gli avversari. Un Pescara che di zemaniano ha poco o nulla. Non c’è pressing e non ci sono verticalizzazioni. Men che meno agonismo. Non c’è qualità, ma questo si sapeva e l’avvento di Zeman nulla può sotto questo punto di vista. Impressionante vedere i biancazzurri tutti dietro la linea del pallone ad aspettare la Sampdoria, roba da far venire i brividi al 69enne boemo. E poi quanti errori in fase di uscita. Palloni persi in quantità industriale contro una Sampdoria che non ha certo disputato la miglior partita della stagione. Quanto basta per salire al nono posto in classifica. Per non parlare di un attacco incapace di tenere palla e di far salire la squadra.

Non sembrava una squadra di Zeman che ha festeggiato la millesima panchina tra i professionisti con una prova da dimenticare. Un traguardo celebrato con gli applausi (anche) dei tifosi doriani. Ma il boemo su certi limiti tecnici davvero può fare poco. O comunque non è riuscito ancora a incidere. La seconda sconfitta di fila, ovviamente, spegne anche quelle residue speranze riaccese dopo la manita al Genoa. La zona salvezza resta a dieci punti e il margine aumenterà se l’Empoli farà risultato contro il Genoa. Discorso pressoché chiuso, ammesso che il ritorno di Zeman in biancazzurro l’abbia mai riaperto. Oggettivamente, il materiale tecnico è quello che è. Era così con Oddo e lo è adesso con il boemo che finora non è andato oltre la scossa iniziale. A lasciare perplessi è il processo di zemanizzazione della squadra. Probabilmente, le caratteristiche dei giocatori non si addicono al 4-3-3 fatto di ritmo, verticalizzazioni e tagli degli esterni. Sta di fatto che la mano del tecnico si è vista poco, fatta eccezione per il debutto.

Dal canto suo, il boemo ha confermato lo stesso undici sconfitto domenica scorsa a Verona contro il Chievo. E non tutti i giocatori hanno ricambiato la fiducia. Alcuni hanno proprio fallito. È imbarazzante, ad esempio, vedere all’opera Valerio Verre per chi l’ha ammirato nella passata stagione. Di certo, ieri, non ha fatto una bella figura al cospetto di quello che dal primo luglio sarà la sua squadra. E poi Alessandro Bruno, play maker improbabile nel 4-3-3 di Zeman. E poi un Benali confusionario, passando per un Cerri che, gol a parte, non è riuscito a giocare spalle alla porta. Per non parlare della linea difensiva. I problemi di sempre, quelli che con ogni probabilità riporteranno il Pescara in B dopo il disastro combinato in estate in sede di allestimento dell’organico. E dire che la Sampdoria ha giocato una buona gara senza eccellere più di tanto. Quanto basta per avere ragione su un avversario remissivo. I doriani hanno sbloccato il risultato grazie a un acuto di Muriel che ha liberato Bruno Fernandes al tiro facile in area, al 18’. Il pareggio è stato firmato da Cerri che è passato all’incasso sotto porta, al 32’, dopo una buona azione di Zampano e Benali sulla destra. Nessun sussulto per la formazione di Zeman, piuttosto passiva. Nessun cambio di ritmo, a volte in affanno a far uscire la palla dalla propria trequarti. E così nella ripresa ecco l’uno-due che porta al 3-1: dapprima, al 13’, Quagliarella ha firmato di testa il 2-1 sfruttando un’indecisione di Stendardo e poi Schick, entrato da poco, ha rifinito un’azione nata da un errore di Verre in uscita. Brutto Pescara, non a caso ultimo in classifica.

@roccocoletti1

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