La serie A è sempre meno italiana

Appena il 41% dei giocatori utilizzati nelle prime due gare è “azzurrabile”
La serie A è sempre meno italiana. Sempre meno popolata da giocatori azzurrabili. Nelle prime due giornate di campionato sono stati schierati 329 giocatori, di questi solo 135 italiani. Meno della metà. Esattamente il 41%. Meno di quelli scesi in campo nei primi 180’ della passata stagione. Quindi, al di là di tutte le chiacchiere che sono state fatte in questi anni, le società preferiscono ancora acquistare all’estero. Le motivazioni? Le più disparrate, solo alcune confessabili. La squadra che ha schierato il maggior numero di italiani è stata il Frosinone (14 su 17), mentre l’Udinese ha tenuto fede alla sua tradizionale esterofilia, mandando in campo il solo il bomber Totò Di Natale. Per il resto, tutti stranieri. Gli argentini e i brasiliani i più presenti. Dal Sudamerica i dirigenti della serie A pescano a piene mani.
Pochi italiani, ancor meno gli attaccanti in campo. Nelle prime due giornate non se ne ricordano altri oltre a Dionisi (Frosinone), Toni (Verona), Paloschi (Chievo) e Quagliarella (Torino). Beh, ci sarebbero altri due azzurrabili, ovvero Eder (Sampdoria) e Vazquez (Palermo), ma chiaramente non sono prodotti del vivaio, pur essendo alla corte del ct Antonio Conte. Tanto per allargare la geografia del gol: in serie A è andato a segno per la prima volta un attaccante togolese, Serge Gakpè, con la maglia del Genoa.
A quanto pare, nemmeno il “paletto” messo dalla federazione ha sortito i suoi effetti, almeno finora. Il consiglio federale, infatti, ha imposto una norma in base alla quale dentro la rosa ci devono essere almeno quattro giocatori cresciuti nel club e altrettanti formati in Italia. Ben fatto, ma gli allenatori preferiscono gli stranieri anche perché sono la maggioranza. I numeri dicono che sono 559 i tesserati in A e 312 vengono dall’estero. Un trend, vale la pena ricordarlo, che non appartiene solo alla A. Sulla stessa lunghezza d’onda viaggiano anche Premier League, Bundesliga e Liga. Frontiere più che mai aperte, è la globalizzazione! (r.c.)
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