La storia di Angelica: fa gol e lavora per gli immigrati

4 Novembre 2022

Impegnata nel sociale, Di Ninni è responsabile del centro di accoglienza a Palmoli «Mi occupo di stranieri senza documenti, ora ci aiutano nella raccolta delle olive»

VASTO. Durante la settimana responsabile del centro accoglienza per immigrati, la domenica bomber implacabile. È la storia che arriva dal calcio femminile. Si chiama Angelica Di Ninni, 30 anni, di Palmoli, in forza alla Bacigalupo Vasto Marina, venti gol all’attivo in quattro partite e un cuore grande così. In carriera ha raggiunto quota 380 reti in 15 anni. Ha sempre giocato a Palmoli, il paese di poco meno di mille abitanti nell’Alto Vastese, che per anni ha avuto una squadra di calcio femminile: le Panthers affiliate all’Audax. Almeno fino a quattro anni fa quando la società ha alzato bandiera bianca con il calcio femminile e Angelica Di Ninni si è spostata a Vasto con altre compagne.
Due volte a settimana più il giorno della partita si fa trenta chilometri per raggiungere Vasto da Palmoli. Da dove non si è mai spostata, perché da otto anni lavora al Centro di accoglienza per immigrati. “Non posso lasciare il lavoro”, la risposta a chi le proponeva la scommessa del salto di categoria. Offerte ne ha ricevute tante, ma il motto che la anima è il seguente: «Io gioco per passione, mica per i soldi! Gli sponsor servono per pagare le spese e le trasferte». Una voce fuori dal coro ai tempi d’oggi.
A Palmoli - insieme ai colleghi - gestisce mediamente una ventina di immigrati.
«Arrivano direttamente con i barconi, quelli che vedete in televisione, noi li teniamo qui in attesa che abbiano i documenti. La trafila è lunga. Nel frattempo lavorano. In questo periodo raccolgono le olive nei campi con la gente di Palmoli». In teoria dovrebbero restare un paio d’anni, «ma, si sa, la burocrazia è lenta in Italia».
La domenica Angelica si sfoga in mezzo al campo. Lei è una centravanti. «Gioco di tecnica e di esperienza». Una Paolo Rossi dei tempi nostri, particolarmente abile negli ultimi trenta metri.
«Potrei reggere il ritmo e il livello della serie C, speriamo di raggiungerla».
In campo le avversarie che cosa le dicono?
«Niente, ma mi riempiono di botte. Questo è poco ma sicuro».
Come mai il calcio?
«Perché da bambina avevo il campo a duecento metri da casa ed era la cosa più logica da fare. Mi sono sempre impegnata al massimo, poi qualcuno mi ha visto e mi ha segnalato alle Panthers. A casa nessuno mi ha mai forzato per il calcio. I miei genitori mi hanno sempre assecondato».
Ora il calcio femminile sta spiccando il volo a livello nazionale. Ed è diventato professionistico.
«Ad avere dieci anni in meno...», replica la 30enne di Palmoli. «Chissà la mia vita sarebbe andata diversamente». Ma «io gioco per passione, mica per soldi»,ripete.
La soddisfazione che più le è rimasta impressa nella mente è la promozione dell’Audax Palmoli. Un’impresa che ancora oggi stuzzica l’orgoglio di chi è rimasta attaccata alle proprie radici.
«A Palmoli non gioco più, nemmeno con i nostri ospiti del centro di accoglienza per immigrati. No, con i maschietti non ho mai giocato. E nemmeno mi stuzzica l’idea. Sono contenta di quello che ho fatto nel mio piccolo. Certo, mi hanno chiamato da Senigallia e da Bari. Ma ho sempre detto di no. Per me il calcio è un gioco, non un’opportunità per fare soldi. La mentalità oggi è cambiata, lo so. Ma io sono fatta così e non intendo cambiare ora che ho una vita regolare. Ora sono concentrata sul nostro torneo, finora è andata bene».
«Angelica è una donna fantastica come tutte quelle che formano il nostro gruppo», sostiene con convinzione Nello Mazzatenta, l’allenatore della Bacigalupo, «e in campo fa la differenza. E’ una sorta di valore aggiunto che dà credibilità e prestigio al nostro progetto».
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