La svolta di Brocchi: Milan col fantasista

Il tecnico prova subito la squadra come la vuole Berlusconi
MILANO. Ha accompagnato i figli a scuola, ha fatto il punto con il suo staff nel quartier generale delle giovanili del Milan e poi si è diretto a Milanello, come accadeva anche prima quasi ogni giorno. Ma per la prima volta Cristian Brocchi a Milanello è entrato in veste di allenatore del Milan, il quarto nelle ultime tre stagioni. Lo sarà almeno fino a giugno. Poi si vedrà se toccherà ancora a lui o a uno fra Lippi, Di Francesco o Donadoni, gli stessi nomi che facevano ombra a Sinisa Mihajlovic, che per tutta la giornata si è chiuso nella sua stanza d'hotel nel centro di Milano, a rimuginare su un esonero che lo ha sorpreso fino a un certo punto, ma che era pronto ad affrontare a testa alta. Era previsto un incontro con Galliani, ma l'annuncio alla fine è arrivato al telefono, prima del comunicato in cui il serbo riceveva «i più sentiti ringraziamenti per l'attività fin qui svolta con impegno e correttezza». Ovviamente Mihajlovic, vittima della maledizione degli allenatori stranieri al Milan (Liedholm, Tabarez, Terim, Leonardo e Seedorf) aveva già inteso tutto dalla cena di lunedì sera ad Arcore fra Silvio Berlusconi e Brocchi. Il feeling con il presidente non è mai decollato, un po’ per i risultati, un po’ per l'indole dell'allenatore, che spesso ha rivendicato indipendenza e responsabilità. L'insofferenza verso il serbo ha spinto l'ex premier ad anticipare un divorzio che comunque sarebbe arrivato a fine stagione, e poteva rivelarsi un paradosso difficile da gestire in caso di vittoria della coppa Italia. Ora tocca a Brocchi, un suo pupillo che, però, ha solo sette partite per dimostrare di poter essere più di un traghettatore, le ultime sei di campionato e la finale di coppa Italia contro la Juventus. Il Milan punta un altro debuttante, dopo i flop di Seedorf e Inzaghi. Rischia il club e rischia l'ex mediano. «C'è poco tempo, Cristian è consapevole di questo e delle difficoltà ma», nota il responsabile del vivaio rossonero Filippo Galli, «il presidente vuole puntare sui giovani e su un Milan italiano. La scelta è ricaduta su Cristian, che conosce i nostri giovani». Brocchi non ha esitato davanti al presidente verso cui nutre notevole riconoscenza, per averlo fatto studiare, diventare un uomo e alzare trofei importanti, come scriveva il 29 settembre scorso su Instagram augurando buon compleanno a Berlusconi. All'ora di pranzo si è seduto a tavola con Galliani, poi entrambi hanno tenuto un breve discorso alla squadra (non ci sono più alibi, avrebbe chiarito l'ad) e dopo una decina di minuti ha comunicato il suo primo allenamento, provando subito il 4-3-1-2 con Bonaventura trequartista e a centrocampo il giovane Locatelli, per cui stravede Berlusconi. Oggi nella sua prima conferenza stampa (alle 14 a Milanello) approfondirà i suoi piani per i prossimi 40 giorni. Al di là della tattica, conterà molto la reazione della squadra, e per questo a Brocchi potrebbe tornare utile il mental coach, Andrea Pecciarini, membro dello staff che si è portato dietro dalla Primavera. È rimasto invece Alfredo Magni, il preparatore dei portieri che sta seguendo la crescita di Gigi Donnarumma. Il suo esordio è una delle eredità di Mihajlovic, come la disciplina e l' intensità di allenamento che da anni a Milanello si erano smarrite.

