La Virtus Lanciano è brutta di notte

10 Agosto 2015

Rossoneri sottotono eliminati dalla competizione da una Juve Stabia concreta. Decidono le reti di Gomez e Gatto

LANCIANO. Se proprio si vuole trovare qualcosa di positivo nella disfatta della Virtus Lanciano di fronte alla Juve Stabia, bisogna ricordare che anche la squadra di Gautieri promossa in B, e quella di Baroni che fece 60 punti, iniziarono la stagione patendo l’eliminazione in Coppa Italia da una formazione di categoria inferiore.

Per il resto, nella Virtus vista ieri sera al Biondi, c’è poco o nulla da salvare. Partenza al piccolo trotto, con qualche timido tentativo da parte dei rossoneri che però appaiono subito imprecisi e poco concentrati, quasi assenti. Così gli ospiti prendono coraggio, e dopo aver contenuto senza troppi problemi i frentani nel primo quarto d’ora, alzano il baricentro e cominciano a fare la partita. La difesa di casa non è impeccabile, e al 22’ è fatale un’incertezza di Amenta per innescare l’azione del vantaggio stabiese: la palla arriva a Contessa che dalla sinistra pesca Gomez, il cui colpo di testa non irresistibile trova Aridità impreparato. Sarebbe lecito aspettarsi la reazione della squadra di D’Aversa, ma la Virtus è incapace di alzare il ritmo: la differenza di categoria è di fatto inesistente, ed è anzi la verve dei campani a segnare il divario tra le due formazioni. Le vespe amministrano il vantaggio e quando possono pungono in contropiede. Addirittura Maiorano rischia di raddoppiare sugli sviluppi di un angolo, ma il muro della difesa salva Aridità. Russo viene impegnato solo al 45’ quando devia in angolo una punizione di Lanini da trenta metri. In precedenza non aveva avuto fortuna un calcio piazzato di Mammarella, che al 28’, dal limite, aveva sfiorato l’incrocio.

L’occasione migliore del primo tempo tuttavia è di Fofana al 40’: solo davanti a Russo manda a lato di testa, ma non c’è bisogno di mangiarsi le mani perché il guardalinee indica il fuorigioco. Si va al riposo con il pubblico basito di fronte all’inconsistenza della Virtus, che fa vedere giusto qualche lancio infruttuoso e fraseggi che finiscono ancora prima di iniziare. Le poche ripartenze sono inconcludenti perché spesso a Fofana, o a chi per lui, manca il supporto dalla retroguardia. I reparti appaiono scollati, ed è forse il centrocampo il punto debole, con Bacinovic spesso lezioso; Vastola e Di Cecco sono combattivi ma incidono poco.

D’Aversa inizia la ripresa con lo stesso undici, e dopo una breve fase di studio prova a dare una scossa con l’innesto di Padovan che rileva Fofana al centro dell’attacco, e in un secondo momento con Crecco che prende il posto di Vastola, con Di Cecco che a sua volta si sposta sulla destra. Qualcosa in più si vede, ma non abbastanza per raddrizzare la partita. Di certo nel secondo tempo continua a non notarsi la differenza di categoria: le preoccupazioni principali per la porta di Russo sono qualche spiovente, un po’ di cross del solito Mammarella e qualche passaggio filtrante che non va a buon fine. Il contropiede del raddoppio stabiese all’ultimo minuto punisce l’inconcludenza della Virtus.

Andrea Rapino

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