La Virtus è donna: ecco le tifose rossonere

Sono sempre più le “quote rosa” che seguono la squadra di D’Aversa e c’è anche chi trova l’amore
LANCIANO. C’è chi lascia a casa fidanzato, marito e figli e chi li porta allo stadio. C’è chi al Biondi va fin da bambina, chi si è avvicinata al calcio rossonero da pochi anni. C’è chi il primo bacio se l’è scambiato ad un gol e chi invece in casa vive dei veri e propri derby di fuoco. Sono le tifose della Virtus Lanciano, un gruppo sempre più numeroso di donne che vedono il mondo in rosso e nero. E se, durante la settimana, queste super tifose sono commesse, casalinghe, libere professioniste, studentesse modello, il sabato si scatenano. Intonano cori per la Virtus, incitano i giocatori, guardano schemi e posizioni in campo, commentano azioni, recriminano per gol negati o falli ingiusti. Insomma, vivono la partita. I tempi del “Perché perché, la domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita di pallone”sono da cestinare.
Il mondo del calcio si tinge sempre più di rosa. «Vado al campo fin da bambina, mi ci portava mio padre», dice Annamaria Di Campli «e vado anche in trasferta quando posso. Mio marito prima mi portava e mi lasciava allo stadio, da tre anni è abbonato come me. Mi piace il calcio, volevo anche giocarci da bambina, ma erano altri tempi e mia madre me lo vietò. Ma il tifo, l’amore per questa squadra nessuno può togliermelo. Ho visto diversi giocatori passare e molti allenatori, ma su tutti per me ci sono Mammarella, Aquilanti. Ci sono Gautieri, per la promozione in B e Castori per la C». Per Annamaria così come per molte altre tifose il periodo più brutto è legato all’era di Stanislao (2006/2008) e al fallimento della società. «Avevo paura che tutto finisse», dice Annamaria, «poi sono arrivati i Maio e con loro la B, un sogno».
Da vivere anche in trasferta. «Lavoro permettendo vado in trasferta», continua Anna Presenza, «in casa non manco mai. C’è anche mio marito. Il nostro primo appuntamento è stato allo stadio». C’è chi vive quotidianamente lotte in famiglia. Come Irma Berghella che ha il marito giuliese o Cristel Di Felice con il padre supertifoso pescarese. «Vado allo stadio fin da piccola», dice Irma, «accompagnata da mio padre Mario che è anche l’autore dell’inno del Lanciano». Irma nonostante viva a Tortoreto, è sempre presente al Biondi. «Percorro ogni volta 200 chilometri da sola o con mio figlio», dice, «mio marito tifa Giulianova. Vado in trasferta. Ho già fatto il Massimino e l’Ossola. Mi manca Trapani. Già, proprio lo stadio della storica promozione in B. E se lo ricordo sto male. Una collega non mi cambiò il turno a lavoro». Altro derby infuocato lo vive Cristel Di Felice, anche lei curvaiola. «Mio padre è tifoso e abbonato del Pescara», dice Cristel, «In famiglia sul tifo siamo spaccati. Io e mia madre tifiamo Lanciano, mio padre e mio fratello Pescara. E quest’estate col passaggio di Baroni al Pescara sono volate parole grosse! Faccio anche parte della Curva Sud. Mi piacciono quei giocatori che in campo mettono l’anima come Paghera, Ferrario perché credo che l’anima, il cuore facciano superare anche le piccole mancanze tecniche». «Vado al Biondi dal 1997, all’inizio per seguire mio marito» dice Silvana Memmo, consigliere dell’Anxa97, «poi però è diventata una passione pura. Ricordo ancora le scarpe di ricambio che portavamo in borsa dopo aver assistito alle partite di eccellenza su campi disastrosi. Vado anche in trasferta e i momenti più belli sono legati a due trasferte: Trapani, per la B, Castelnuovo Garfagnana, per la C1». «Ho iniziato ad andare allo stadio con gli amici nel 2008» racconta Francesca Valerio, «ed è stata una passione in crescendo. Anche perché in crescendo sono stati questi anni con la bellissima promozione in B e lo scorso anno con la conquista della vetta del campionato». Sciarpe al collo, rossetto e matita usati per colorarsi il volto di rosso e nero, le donne Virtus sono il valore aggiunto di una squadra che è pronta sempre a regalare emozioni intense. (t.d.r.)
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