LA VOGLIA DI STRAFARE GIOCA UN BRUTTO SCHERZO A SARRI

27 Gennaio 2020

All’ora di cena lo scenario appariva disegnato dopo il pareggio casalingo dell’Inter e quello nel derby della Lazio. Sembrava una tavola imbandita per la Juventus pronta a spiccare il volo contro un...

All’ora di cena lo scenario appariva disegnato dopo il pareggio casalingo dell’Inter e quello nel derby della Lazio. Sembrava una tavola imbandita per la Juventus pronta a spiccare il volo contro un Napoli in affanno. E, invece, accade che 27 punti di differenza in classifica in una serata possano risultare inconsistenti e che una partita possa mitigare gli stenti dei partenopei, rilanciandoli. E così anche il punto dei nerazzurri e dei biancocelesti ha un senso, serve ad accorciare le distanze dalla vetta. E a testimoniare come la lotta scudetto sia sempre aperta malgrado la Juve spesso dimostri di avere una marcia in più. Il problema è che al San Paolo è rimasta alle intenzioni, senza passare ai fatti. Era la notte del ritorno di Sarri a Napoli per la prima volta da ex, accolto da fischi e insulti. Forse, ha voluto strafare schierando dall’inizio Dybala, Higuain e Cristiano Ronaldo. Il tridente pesante non ha fatto la differenza. Ha creato poco la Juventus, ha vinto il Napoli più equilibrato. È giunta l’ennesima conferma che non esiste un’equazione più punte più occasioni da rete. L’equilibrio tattico è fondamentale anche per chi ha fior di campioni. A ben vedere nessuna delle prime tre della classe ha giocato bene, ieri, in quella che era stata definita una domenica da crocevia nella lotta scudetto. È cambiato poco in classifica, bisogna verificare se il rallentamento delle big sia un episodio o la spia di un malessere che può lasciare il segno.
Sorprende fino a un certo punto il rallentamento dell’Inter. Terzo pareggio di fila, il quinto nelle ultime sette gare. Conte ha pigiato dall’inizio il piede sull’acceleratore. Però, a forza di andare a mille, a volte accade che il motore vada fuori giri. E che il gruppo mostri dei segnali di fatica. Se poi non regge il peso della responsabilità va a finire che si perda la testa come nel caso di Lautaro Martinez. Conte parla sempre di un percorso di crescita da compiere, ma nel momento in cui il risultato non è quello auspicato ecco che il nervosismo sale. In attesa degli ultimi colpi di mercato.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA