Lanci lascia dopo 25 anni: Impavida, la mia famiglia

Volley, capitano e co-proprietario, Andrea diventa dg e giocherà in B a Paglieta «Con il tempo ho realizzato il mio sogno da bambino». Tanti grazie e una stoccata
ORTONA. La decisione - quella di lasciare l’attività agonistica in serie A2 - era presa da tempo. Ma Andrea Lanci, classe 1980, ha avvertito la necessità di mettere nero su bianco il suo stato d’animo. La sua è una bandiera che si ammaina da sola. Di un ortonese che ha speso una carriera nella squadra della sua città. Ha sempre giocato nell’Impavida, un amore talmente viscerale che, tanti anni fa, ha deciso di acquistare la società, d’intesa con il fratello Nunzio (allenatore) e il papà Tommaso (presidente), pur di non lasciarla all’abbandono, abbinando il marchio di famiglia, la Sieco, all’Impavida. Lascia dopo 28 anni - di cui 25 in prima squadra - di attività agonistica, alzatore e capitano. «Lo faccio serenamente», racconta Andrea Lanci, «sicuro di aver dato tutto me stesso e nel contempo soddisfatto del percorso compiuto con questa maglia che per me è diventata una seconda pelle. Ho avuto la fortuna di giocare in quasi tutte le categorie, di aver avuto compagni di squadra che hanno dato tanto a me e alla società». Da pubblico al privato. Andrea Lanci parla della famiglia impegnata nel mondo della pallavolo. «Ringrazio infinitamente mio padre che diciotto anni fa si è preso la responsabilità di far risorgere questa società. Ci è riuscito alla grande portando l’Impavida ad essere una delle venticinque realtà più importanti d’Italia e nello stesso tempo facendo della Sieco, la nostra azienda, un fiore all’occhiello del campo petrolifero. Un grazie a mio fratello (Nunzio, allenatore, ndc) per “avermi sopportato” ma soprattutto per l’impegno che ogni giorno impiega in tutti settori del mondo Impavida. Ringrazio mia madre, silenziosa complice di tutto questo. Ringrazio mia cognata Alessandra, molto attiva in società e i miei nipoti Samu e Dodò che condividono con noi questa grande passione. Ringrazio la mia splendida moglie Nair e, anche se sono ancora piccoli, i miei due figli Maria e Tommaso che con il loro amore mi hanno sempre incoraggiato e supportato, nonostante gli ultimi anni siano stati, per me, veramente tosti».
Un pensiero ai tifosi che lo hanno sostenuto. «Semplicemente stupendi. “I Dragoni” in sette anni di serie A2 ci hanno sempre sostenuto, in casa ed in trasferta, nel bene e nel male. Gli “Young Boys” che per parte di questa stagione ci hanno sostenuti con affetto, anche se ora non ci seguono più». Tra tanti ringraziamenti, anche una stoccata. «Grazie anche a quelli che, invece, non vedevano l’ora arrivasse questo momento: mi hanno dato sempre quello stimolo in più per raccogliere il guanto di sfida e andare avanti ancora un po’». Il presente è delineato. «Adesso, comincia per me un nuovo capitolo, in società. Ricoprirò il ruolo di direttore generale». Anche se non smetterà di giocare. «Gli amici di Paglieta mi hanno coinvolto nella loro nuova avventura in serie B». Dulcis in fundo, un pensiero al passato. «Un saluto a chi è stato importante ma purtroppo non c’è più. Lo storico presidente Bellomo, Giuseppe “Peppone” Cagiano, da sempre un mio grandissimo tifoso; ed Enzo Sanvitale, con una grande passione per questo sport ed una forza di volontà incredibile. È stato per me un onore e un orgoglio giocare in serie A da capitano con questa gloriosa maglia, giocare in un palazzetto stracolmo contro grandi squadre e grandi giocatori… Un sogno!».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

