Lanci: voglio la Superlega ma c’è bisogno di un socio

19 Marzo 2015

«Mi piace essere competitivo: salire di categoria per fare brutte figure no Pronto a togliere il nome Sieco alla società per cederlo a uno sponsor»

ORTONA. Se la pallavolo abruzzese è tornata in serie A2 e ora insegue la Superlega lo si deve a questo signore che è da una vita nell’Impavida, di cui è presidente da oltre dieci. Si tratta di Tommaso Lanci, 71 anni, titolare della Sieco, azienda ortonese che eroga servizi petroliferi. Con la Sieco Impavida la crescita è stata costante e inesorabile: dai tempi della serie C fino alla serie A2; dai tempi in cui la squadra giocava in un palazzetto senza l’agibilità per le tribune – e quindi senza tifosi – fino ad oggi che il palasport è spesso tutto esaurito. Ha messo in piedi, con i figli, una società a gestione familiare capace di conquistare risultati e di guadagnarsi la stima e il rispetto del mondo della pallavolo italiana.

Presidente Lanci, se l'aspettava il primo posto in classifica?

«Sono molto contento e, detto francamente, non me l’aspettavo. Abbiamo allestito l'organico con l'obiettivo di migliorare il quinto posto della passata stagione, pensavamo di entrare tra le prime quattro. Adesso che siamo primi, vogliamo restarci anche domenica sera, dopo l'ultima della regular season a Castellana Grotte».

Primo posto senza promozione diretta come è avvenuto in A2 fino alla passata stagione.

«Visto che tempismo! Peccato, la formula è ingiusta. E' pazzesco che una squadra dopo aver dominato il campionato si deve rigiocare tutto con chi magari ha collezionato venti punti in meno. Che cosa abbiamo giocato a fare per mesi e mesi? Solo per stabilire la griglia e dove giocare, eventualmente, la bella? No, non ci siamo proprio».

L'ingaggio dello schiacciatore Jackson Rivera che cosa significa?

«Che vogliamo giocarci le nostre chance nei play off fino in fondo. Abbiamo promesso ai tifosi di essere competitivi fino in fondo e dopo l'infortunio di De Paola serviva una pedina di spessore. Mi auguro che il portoricano (arriverà sabato, ndr) si riveli, addirittura, un valore aggiunto».

Quanto brucia la “ferita” della coppa Italia?

«L'eliminazione in semifinale mi è rimasta qui, non la riesco a digerire. Assolutamente. Non mi è piaciuta la prova della squadra, e i ragazzi lo sanno. E' stata la peggiore di tutta la stagione nel momento più atteso. Probabilmente, la squadra non ha retto la pressione. Molta gente era convinta di aver vinto la coppa ancor prima di averla giocata…».

L'obiettivo è la promozione in Superlega?

«Noi vogliamo vincere i play off. Lo dobbiamo alla nostra gente e a noi stessi. Poi, se andremo o no in Superlega, è un altro discorso».

Parliamone…

«Il discorso è chiaro: io da solo non ce la faccio a fare la Superlega. Anche perché non è che vado nel salotto buono della pallavolo italiana per prendere schiaffi a destra e a sinistra. Per incassare 3-0 in ogni partita. No, a me piace essere competitivo. E per riuscirci c'è bisogno di un budget che io (intendo la mia famiglia) non riesco a garantire».

Quindi?

«Se c'è qualcuno che vuole darci una mano è il benvenuto. Potrei anche farmi da parte…».

Eventualmente un nuovo sponsor che potrebbe dare il nome all'Impavida?

«Certo, il marchio Sieco può farsi da parte. La mia azienda non ha bisogno della visibilità della pallavolo per ottenere i contratti. Fortunatamente, l'azienda va per conto suo. Sì, la società è disponibile a cedere il nome a un nuovo sponsor che potrebbe ottenere visibilità. Ma una cosa è chiara: non cederò mai il club al primo avventuriero che passa. Al primo che vende fumo alla gente. Tanto per intenderci, una situazione tipo Parma nel calcio da noi non si potrà mai ripetere. Perché qui c'è gente seria che non fa il passo più lungo della gamba e che ama i fatti. E non le chiacchiere».

Contatti?

«Zero».

Quindi, la farete o non la farete la Superlega?

"Intanto, ci vogliamo e ci dobbiamo andare. Poi, vedremo… Lo sanno anche i giocatori: dobbiamo fare di tutto per vincere i play off».

E il palazzetto dello sport? Potreste chiedere una deroga?

«Se chiedo una deroga, la Lega Pallavolo non penso che abbia problemi a darmela. Il problema è un altro: mi danno la deroga se c'è un progetto per allargare il palasport o per realizzarne uno nuovo. Ma è un'ipotesi percorribile? La burocrazia, ovvero il male dell'Italia, lo permetterebbe?».

E' scettico?

«Molto, perché già adesso ci troviamo a condividere il palasport con una società (la We're basket capolista della serie C, ndc) che non è propriamente ortonese. Volete sapere che cosa è accaduto la settimana scorsa?».

Prego.

«Ci siamo allenati il venerdì pomeriggio sul Taraflex. Poi, una ditta di Francavilla l'ha smontata. Il sabato mattina abbiamo lavorato al palazzetto senza Taraflex. Poi, la sera ha giocato il basket. Nella notte tra sabato e domenica, una ditta ha rimontato il Taraflex a spese della Sieco Impavida per permettere al Tuscania, come da regolamento, di poter svolgere la rifinitura la domenica mattina. Secondo voi, è una situazione sostenibile? E' il modo di sostenere una realtà come la nostra che spende tanti soldi, cresce molti ragazzi e dà visibilità alla città?».

Pensare di andare a giocare fuori da Ortona?

«Sono perplesso. Ma ce la vedete l'Impavida fuori da Ortona? Questa è una espressione della città, il punto di riferimento di una comunità. Fuori da Ortona perderebbe quella chimica che ha permesso di riempire ogni domenica il palazzetto».

Qual è stata la sorpresa piacevole della stagione?

«All'inizio ero scettico sul conto di Antonio De Paola. Non pensavo fosse un grande acquisto per noi. E, invece, un po' alla volta mi sono ricreduto fino a diventare il suo primo tifoso. Mi dispiace si sia fatto male, mi dispiace moltissimo non possa essere presente nel momento topico della stagione, quando c'è la possibilità di raccogliere dopo la semina».

Il momento più emozionante?

«A Sora due settimane fa, nello scontro al vertice che abbiamo vinto 3-2. Pensavano di poterci fare la festa, hanno preparato un ambientino niente male convinti che ci saremmo intimoriti. E, invece, abbiamo risposto alla grande sul campo. A tal punto che gli stessi ciociari ci hanno applaudito fino a riconoscere la legittimità del nostro primato in classifica».

La sua è una società anomala nello sport. La Sieco Impavida è di Tommaso Lanci e dei figli Nunzio, allenatore, e Andrea, giocatore e capitano.

«Sono da una vita nell'Impavida perché la pallavolo è la grande passione dei miei figli. Sono orgoglioso di loro: di Nunzio che allena e di Andrea che fa il palleggiatore dai tempi della serie C e che ha dimostrato talento e carattere fino ad arrivare a guidare la squadra capolista in A2».

Sì, ma chi decide?

«Io cerco di tenere le redini, provo a ricordare ad entrambi che bisogna stare in un certo budget».

Facciamo un esempio: chi ha deciso nel caso di Rivera?

«E' un giocatore che piace a Nunzio (l'allenatore, ndr). Quando si è fatto male De Paola, lui ha fatto subito il nome di questo portoricano che l'aveva impressionato ai Mondiali contro l'Italia. E io e Andrea abbiamo dato il via libera all'operazione».

Scusi, ma la farete o non la farete la Superlega?

«Pensiamo ad andarci, poi vedremo…».

@roccocoletti1

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