Lanciano da applausi ma al Biondi troppi mugugni
I rossoneri sono quarti, però allo stadio (specie dalla tribuna) continuano a piovere fischi: l’attaccante Piccolo nel mirino
LANCIANO. Non è la prima volta che accade e non sarà di certo l'ultima, dato che la storia del calcio italiano è ricca di episodi simili e Lanciano, in tal senso, non fa certo eccezione. Da sempre, del resto, il pubblico del settore tribuna è assai meno indulgente rispetto a quello che occupa gli altri settori dello stadio.
Tifosi dal palato fine e poco inclini a perdonare gli errori commessi dalla squadra del cuore, che andrebbe al contrario incitata soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà.
Vallo però a spiegare a chi, evidentemente dotato di scarsa pazienza, è solito prendere di mira alcuni giocatori, col risultato di farli innervosire ancora di più, con tutte le conseguenze del caso. «Fischi ingenerosi e fuori luogo», li ha bollati, a fine gara, il vice-presidente rossonero Guglielmo Maio, condannando nello specifico, e senza mezzi termini, l'accanimento palesato, da una ristretta cerchia di supporters della tribuna, nei confronti di Piccolo. Il quale, complice un rendimento altalenante, viene spesso beccato da una parte del pubblico.
Che pur non essendo, come detto, particolarmente folta, si fa sentire, infastidendo non poco i diretti interessati, che in alcuni casi (vedasi le esultanze post gol da parte dello stesso Piccolo, in occasione della rete decisiva siglata contro il Livorno, o di Thiam, autore di una doppietta contro il Trapani, poche settimane fa) hanno risposto per le rime, sia pur senza arrivare agli eccessi palesati, durante la prima stagione di B, da Falcinelli e Fofana.
I cui atteggiamenti provocarono una mezza rivolta in seno alla tifoseria rossonera (Ultras compresi), rientrata solo grazie al successivo incontro chiarificatore tra le parti, ed alla preziosa mediazione di mister Gautieri. Roberto D'Aversa, capitano di quella squadra, era ben lungi dall'immaginare che, a distanza di soli due anni, avrebbe avuto l'onore e l'onere di guidare, dalla panchina, la formazione frentana. Eppure, a dispetto del nuovo ruolo, sull'argomento la sua opinione resta immutata: «Ho sempre pensato», la spiegazione del trainer rossonero, «che si sbagli nel dare importanza ad un ristretto numero di persone che, a prescindere dai risultati, non sono mai contente e pretendono la luna. Preferisco soffermarmi sugli altri, come i ragazzi della curva Sud, giustamente elogiati da Guglielmo Maio, per il loro grande attaccamento ai colori rossoneri. Del resto, visti gli obiettivi di partenza e l'attuale rendimento, sfido chiunque a dire che quanto fatto sinora non sia un qualcosa di eccezionale». Stroncati dunque sul nascere i mugugni, peraltro stigmatizzati anche dai giocatori della cosiddetta "vecchia guardia" (uno su tutti, il centrocampista Di Cecco), che ben conoscono ormai simili dinamiche, spazio ai numeri sin qui fatti registrare dalla Virtus. Che a dispetto di qualche pareggio (stretto) di troppo, sottolineano gli indubbi meriti di una squadra in serie utile da cinque turni e tuttora in corsa per uno dei posti in grado di garantire la disputa dei play off. Una squadra che, come giustamente sottolineava venerdì sera il tecnico del Carpi Fabrizio Castori, non è lì in alto per caso, quando mancano ormai due soli turni al giro di boa.
Turni che vedranno Mammarella e soci, al momento quarti (a pari punti con Spezia e Avellino) scendere a breve in campo altre due volte: alla vigilia di Natale contro gli stessi spezzini e domenica, al cospetto del pluriscudettato Bologna. In un Biondi possibilmente pieno come un uovo e finalmente compatto nel sostenere i propri atleti.
Stefano De Cristofaro
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