Lanciano, i migliori sono in partenza per ridurre i costi

2 Gennaio 2016

Il club nel mercato invernale cercherà di cedere quei giocatori che hanno gli ingaggi più alti

LANCIANO. I più ottimisti la chiamino pure “rivoluzione”, anche se più realisticamente il mercato di gennaio della Virtus Lanciano andrebbe definito una “smobilitazione”. O, ancora meglio, una “ristrutturazione” obbligata: non tanto per la salvezza in serie B, per la quale già serve un miracolo, ma per garantire la sopravvivenza stessa del sodalizio. Senza una riduzione drastica dei costi c’è il rischio concreto di non arrivare alla prossima stagione: l’unica via percorribile, senza nuovi soci o la cessione del club, è tagliare il monte ingaggi e monetizzare con le cessioni di chi ha mercato. Sono destinati a partire Antonio Piccolo e Carlo Mammarella, 366 partite ufficiali in due con la Virtus, entrambi nel mirino del Pescara. A Lanciano in cambio di uno di loro verrebbero due o tre pezzi: in ballo ci sono l’attaccante Luca Forte (1994), il centrocampista offensivo Alexandru Mitrita (1995), il difensore Emanuele Pesoli (1980) e l’esterno destro Riccardo Fiammozzi (1993). Piccolo e Mammarella possono finire entrambi in biancazzurro come potrebbe non andarci nessuno, perché sul primo è forte l’interesse anche di Novara e Spezia, e al terzino guardano con insistenza Avellino e Ascoli. I marchigiani potrebbero mettere sul piatto i loro pezzi in uscita: il centrocampista Giuseppe Pirrone (1986), e gli attaccanti Caturano (1990) ed Emanuele Berrettoni (1981). Quello del capitano è un addio doloroso per tutti, dal punto di vista sia tecnico sia sentimentale: è chiamato a un sacrificio che fa di malavoglia, dopo che in questi mesi i rapporti con la dirigenza si sono incrinati. Al di là delle rassicurazioni pubbliche delle settimane precedenti, la società nei giorni scorsi in privato è stata chiara, e non solo con Piccolo e Mammarella: tutti quelli che hanno un ingaggio troppo (secondo le possibilità attuali) al di sopra del minimo contrattuale, o lo tagliano di netto o passano a un’altra squadra, anche senza costi per il cartellino. Il discorso riguarderebbe una decina di giocatori, fra i quali Antonio Aquilanti, Federico Amenta, Armin Bacinovic, Domenico Di Cecco, Fabrizio Paghera e Nicola Ferrari. In pratica un terzo della rosa e quasi tutti quelli più utilizzati. Via anche chi è in prestito ma riceve buona parte dello stipendio dalla Virtus: Guido Marilungo che l’Atalanta parcheggerà a Perugia, e Raffaele Pucino per il quale l’Avellino l’ha spuntata su Ternana, Spezia e Salernitana. Alle partenze “forzate” si aggiungono gli scontenti come Luca Crecco, che la Lazio affiderà a un altro club di B, e Antonio Rozzi; andranno in prestito Filippo Penna e Marco Di Benedetto. Tuttavia non è detto che tutti partano, perché qualcuno dovrebbe accettare la riduzione con contestuale allungamento del contratto. Ad ogni modo la squadra sarà rifatta puntando su almeno un portiere tra Angelo Casadei e Vincenzo Aridità; Deian Boldor, Luca Di Matteo e Michele Rigione; Federico Di Francesco, Stefano Padovan ed Eric Lanini. Ci sarà più spazio per De Silvestro e tornerebbe arruolabile Mohamed Fofana. Si parla inoltre del ritorno di Leonardo Nunzella dal prestito a Catania. Per il resto, l’impresa sarà tentata scommettendo su prestiti a costo zero, cioè ingaggi pagati dal club di appartenenza come quelli che potrebbero arrivare dal Pescara. La strada verso la salvezza sembra a dir poco proibitiva, tanto più se in preventivo ci sono altri 3 punti di penalità, che possono scendere a 2 con un buon ricorso, ma che non dovrebbero aumentare se la situazione economica viene stabilizzata con la “ristrutturazione”: sommati al -1 già preso, è solo una vittoria in più da mettere in conto nella tabella di marcia per l’impresa disperata.

Andrea Rapino

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