Lanciano, il derby arriva nel momento più nero
Le difficoltà della squadra e voci incontrollate sulla cessione della società alimentano i malumori della piazza. In forse quattro giocatori per sabato
LANCIANO. Al peggio non c’è mai fine: ad Avellino la Virtus Lanciano ha confermato questo adagio. Ma adesso, nella delicata e sentita sfida col Pescara, è chiamata a smentirlo nel momento più delicato della stagione e forse di tutta la storia rossonera in serie B, se non dell’intera gestione Maio. Al naufragio di Novara ha fatto seguito la resa di fronte al Cagliari; al Partenio la formazione frentana, in vantaggio di due reti, è stata un castello di carte tirato giù con una manata. Il timore di fare ancora peggio c’è, e la possibilità è lì dietro l’angolo: rimediare un’altra batosta in casa, nella partita che si è affermata come l’appuntamento più importante dello sport abruzzese. Per la prima volta due squadre della nostra regione si affrontano per il terzo anno consecutivo nella divisione cadetta, e mai come stavolta lo scontro appare impari. La Virtus attraversa un periodaccio e perciò sarà tutt’altra attesa rispetto a quella della sfida dello scorso aprile al Biondi. Allora, con la salvezza quasi in tasca, i rossoneri potevano lanciarsi definitivamente nella corsa verso i play off, accarezzati per quasi tutta la stagione. Oggi sembra rimanere poco o nulla di quella squadra gagliarda e garibaldina, che nell’ultimo derby mise alle corde il Pescara di Marco Baroni, e capitolò sulla quasi unica vera azione dei biancazzurri. Non solo: sembra rimanere pochissimo di tutto ciò che per due stagioni e mezza è stato un piroscafo sicuro, e oggi appare una bagnarola che naviga a vista.
Quello che si sta vedendo in campo è sotto gli occhi di tutti; di contorno girano voci incontrollate e non confermate su trattative per la cessione della società, alle quali cominciano a sommarsi improbabili contatti con ipotetici nuovi allenatori. In tutto questo bailamme di voci e dicerie, di certo c’è solo il malumore crescente della tifoseria: è precipitato ai minimi storici il gradimento verso la proprietà che ha portato Lanciano al suo traguardo sportivo più alto. E non potrebbe essere altrimenti: per quanto si possa insistere sull’inesperienza dell’allenatore o sull’inadeguatezza di questo o quell’altro calciatore, se la Virtus brancola nel buio del penultimo posto alla radice ci sono tutti nodi del mercato estivo che stanno venendo al pettine. Le tabelle di marcia lasciano il tempo che trovano, ma dalla matematica non si scappa: se da qui al 27 dicembre si arriva a 20 punti, per salvarsi ci vuole un ritorno a ritmo da play off. Questa dirigenza è in grado di costruire a gennaio una squadra capace di farlo? Servono la forza, la volontà e le capacità di programmare e portare a termine un mercato di riparazione indovinando più d’un acquisto e concretizzando diverse cessioni.
Intanto, la Virtus deve ricevere il Pescara: a poco serve ora gettare la croce addosso all’allenatore, a singoli giocatori o alla squadra nel complesso, anche perché i problemi già non mancano. Non si sa se recupereranno Ferrari, Amenta, Vastola e Piccolo, che ha un problema alla caviglia; Zé Eduardo è infortunato e Aquilanti squalificato; rientrano Di Cecco e Di Matteo. Sulla carta, manco a dirlo, neanche stavolta la Virtus partirà favorita, come del resto spesso e volentieri nella passata stagione: però la squadra è in buona parte la stessa, e riusciva bene o male a colmare il gap con gli avversari più quotati. Che sia lo stimolo del derby o l’aria dell’ultima spiaggia, ma qualcosa da qualche parte questa Virtus dovrà pur trovare.
Andrea Rapino
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