Lascia Di Liberatore, un mito con la bandierina

17 Maggio 2019

L’insegnante di musica di Notaresco all’ultimo atto di una gloriosa carriera Fisico, testa e occhio ancora al top, ma, a 46 anni, lo condanna la carta d’identità

Dovrebbe essere l’ultima volta con la bandierina. Che, poi, appenderà al chiodo. Il 46enne assistente internazionale Elenito Di Liberatore lascerà a fine stagione per raggiunti limiti di età. Lo condanna la carta d’identità. Di solito l’Aia congeda a 45 anni, per lui è scattata la deroga. Ma adesso è arrivata l’ora. Un peccato, perché fisico, testa e occhio sono ancora al top. Farebbe ancora bene in serie A o in campo internazionale. Proprio per questo motivo l’Aia gli ha concesso di fare il Mondiale in Russia la scorsa estate, nonostante avesse già superato il limite dei 45 anni. Lascia da big della bandierina. Un esempio per tutti. Attorno all’insegnante di musica originario di Notaresco non c’è mai stata una polemica. Chirurgico nei suoi interventi, quasi mai smentiti dai replay televisivi. Un dono di natura. Certe cose ce l’hai, altrimenti non le puoi costruire. Lui, però, ha scelto di coltivare queste qualità abbinandole all’applicazione e ad atteggiamenti mai sopra le righe. Chiuderà la carriera all’Allianz Stadium domenica sera con Juventus-Atalanta e con i compagni di strada degli ultimi anni, ovvero Gianluca Rocchi di Firenze e Mauro Tonolini di Milano per ricomporre la terna italiana ai Mondiali del 2018 in Russia.
Elenito Di Liberatore è stato il pupillo di tutti i designatori che si sono succeduti, sia in serie A che in campo internazionale. Mai un problema con lui. Per anni è stato indicato per le partite più difficili. Uno dal rendimento assicurato, che nella vita ha superato più di una prova lontano dai campi di calcio. La più importante nel settembre del 2014 quando gli è stato diagnosticato un tumore che ha avuto il coraggio e la forza di combattere e di debellare nel giro di qualche mese.
Da lì è cominciata la seconda vita di Di Liberatore della sezione Aia di Teramo, ma negli anni trasferitosi prima a Francavilla e poi a Ripa Teatina. «Credo che la musica e il pianoforte siano un valore aggiunto per fare l’assistente», ha avuto modo di dire nelle interviste rilasciate in passato al Centro. «La concentrazione e l’applicazione devono essere al massimo su entrambi i fronti». Dall’esordio datato 1990 in Atletico Teramo-Teramo Stazione (campionato Giovanissimi), passando per la carriera arbitrale (fino alla serie D), a quella da assistente (dalla stagione 2000-2001), la scalata è stata ricca di soddisfazioni: nel 2006 l’esordio in A, nel 2008 prima ancora di diventare internazionale, in una gara under 19 tenutasi in Slovenia, insieme ai colleghi Rizzoli, Saccani, De Marco e Maggiani, ha partecipato alla sperimentazione degli arbitri addizionali. L’anno dopo, nel 2009, ha ottenuto la nomina ad assistente internazionale e da lì è iniziata un’avventura che lo ha portato a partecipare a manifestazioni fuori dai confini, ovvero nel 2012 con i colleghi Rocchi e Cariolato alle Olimpiadi di Londra, e nel 2013 sempre con i colleghi Rocchi e Cariolato al Mondiale under 17 tenutosi negli Emirati Arabi ad Abu Dhabi. Dopo la malattia, è tornato a sventolare la bandierina in Barcellona-Manchester City e poi ancora nella semifinale del 2015 Barcellona-Bayern Monaco, sempre al Camp Nou, teatro del suo esordio in Champions League qualche anno prima. Poi, gli Europei in Francia e i Mondiali in Russia. Domenica l’ultimo atto. Dopodiché entrerà di diritto nella Hall of Fame dell’Aia. Un mito per chi riuscirà a seguire il suo esempio.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA