Le grane di Zeman: società divisa e tifoseria frustrata

Dopo l’amara retrocessione il boemo avrà il compito di riportare entusiasmo
PESCARA. Tre partite per archiviare una stagione indecorosa. Altri tre appuntamenti (Bologna, Palermo e Fiorentina) prima di lasciare spazio ai programmi futuri che in realtà sono già stati avviati. Due le certezze dalle quali il Pescara ripartirà per cancellare l’annata più deludente della sua storia. La prima riguarda la presenza di Zdenek Zeman sulla panchina. La seconda è che l’organico subirà un pesante stravolgimento. Domani il tecnico boemo compirà 70 anni. Dopo le mille panchine in carriera, sarebbe stato troppo incredibile festeggiare un altro traguardo con una salvezza miracolosa. In verità l’allenatore di Praga è stato scelto per tentare un nuovo assalto alla serie A. A febbraio, quando i dirigenti lo hanno contattato per sostituire Massimo Oddo, il pensiero era già rivolto al prossimo campionato.
A Zeman verranno dati ampi poteri in sede di calciomercato. Anche perché non tutti i calciatori hanno le caratteristiche che possono sposarsi con il suo 4-3-3. Facile intuire che tra poco più di due settimane (l’ultima gara si giocherà a Firenze il 28 maggio), subito dopo il “rompete le righe”, inizierà il lavoro di ricostruzione. Alcuni sono già stati ceduti (Caprari e Verre), altri hanno il contratto in scadenza, altri ancora dovranno trovarsi una nuova sistemazione. Con i rientri dai prestiti la rosa del Pescara sfiorerà le cinquanta unità, ma la dirigenza è convinta di poter risolvere la questione. I dieci milioni di euro del “paracadute” saranno utili per individuare gli obiettivi suggeriti dall’allenatore, ma forse anche per piazzare alcuni esuberi, come è accaduto dopo l’ultima retrocessione nel 2013 sotto forma di incentivi all’esodo.
In ogni caso, il presidente Daniele Sebastiani ha già dichiarato che il Delfino si presenterà ai nastri di partenza con grandi ambizioni. Risalire subito non sarà agevole. La storia dice che il Pescara soltanto una volta riuscì a riconquistare immediatamente la massima serie dopo il ritorno in B. L’impresa ci fu nel 1979 con Angelillo in panchina, Zucchini, Nobili e Repetto in campo. L’anno dopo, una nuova caduta in B con i tifosi biancazzurri che aspettarono 7 anni per riassaporare la A (1987).
Al di là dei numeri, occorre soffermarsi sul clima che da un po’ di tempo si respira allo stadio e in città. Le dure contestazioni nei confronti della società hanno tracciato un solco tra i tifosi e la squadra, che dallo scorso febbraio non ha più ricevuto il sostegno del pubblico. Quello di riavvicinare i supporters sarà un altro compito gravoso per la dirigenza e per Zeman. Una situazione di grande tensione che dovrà essere superata al più presto. Per ambire a un torneo di vertice è necessario che tutte le componenti remino verso la stessa direzione. Ovviamente, i risultati e il bel gioco saranno imprescindibili per riavvicinare i tifosi e risvegliare l’entusiasmo. Da questo punto di vista, la società ripone massima fiducia nell’operato del tecnico che nella sua carriera ha sempre cercato di far divertire il pubblico. Infine, per spazzare via le nubi andrà trovata una soluzione nell’assetto societario. L’ex amministratore delegato Danilo Iannascoli, azionista di minoranza con una percentuale vicina al 30%, è in rotta con Daniele Sebastiani da circa un anno e mezzo. Tempo fa il presidente del Pescara, che non è intenzionato ad acquistare le quote di Iannascoli, ha rifiutato l’offerta dell’ex ad. Quest’ultimo era intenzionato a rilevare la maggioranza, ma allo stato attuale pare improbabile che a fine stagione torni alla carica con una nuova proposta. I rapporti sono peggiorati ulteriormente dopo che Iannascoli ha querelato Sebastiani e lo scontro si è spostato in tribunale. Si potrà andare avanti così? Certamente no. La situazione sembra chiara: uno dei due è di troppo.
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