Legrottaglie: io, i libri e Dio il mio calcio di valori e fede

L’allenatore della Primavera del Pescara dal 2006 fa parte degli Atleti di Cristo «Gesù mi ha cambiato la vita, ai miei giocatori insegno rispetto e condivisione»
PESCARA. “Io appartengo a Gesù”, dal 2006 in poi, dopo ogni gol (14 in totale), mostrava la maglietta con una questa scritta. La Bibbia è il suo Gps della vita, per non smarrire mai la retta via. Nicola Legrottaglie, ex difensore di Juve, Milan, Siena e Catania, è il nuovo allenatore del Pescara Primavera che venerdì 13 settembre debutterà in campionato contro l’Inter. Il 42enne pugliese, si è raccontato al Centro , durante la diretta Facebook disponibile anche sul sito www.ilcentro.it.
Nicola Legrottaglie come è nata l’idea di diventare allenatore?
«Fino al 2011 non avrei mai pensato di allenare. Mi pesavano i ritiri, le pressioni e gli obblighi che ti impone il calcio. Ero stufo, ma nell’ultimo anno a Catania, nel 2013, tanti miei compagni di squadra mi dicevano “Nicola, secondo me devi allenare. Hai la stoffa”. Soprattutto il gruppetto di argentini, Spolli e Andujar mi hanno esortato. Vedevano in me le caratteristiche dell’allenatore. Qualche mese dopo ho fatto il corso e ho preso il patentino da allenatore Uefa B. Poi ho smesso con il calcio e ho iniziato ad allenare gli Allievi del Bari, poi Akragas (serie C), Cagliari (come vice di Rastelli, ndr) e adesso a Pescara».
La chiamata del Pescara è stata inaspettata?
«Le dinamiche a volte si possono incastrare con le Diocidenze, e mai con le coincidenze. Tutto nella vita ha un piano. Mi ha chiamato Geria (direttore del settore giovanile del Pescara, ndr), il direttore del settore giovanile. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla sua telefonata. Prima o poi la vita ti offre l’opportunità, l’importante è farsi trovare pronti. Io spero di esserlo».
L’anno scorso la Primavera ha vinto il campionato e ha centrato la promozione nel campionato 1. In questa stagione con quali obiettivi partite?
«Non sarà un campionato facile e noi siamo l’unica squadra di B in mezzo a quelle di A. Sicuramente sulla carta abbiamo qualcosa in meno delle big, però mi fido ciecamente della società e dello staff. Il primo obiettivo è la salvezza. Bisogna essere umili, nella vita l’umiltà precede sempre la gloria. Partiamo a fari spenti e poi vedremo che cosa accadrà. Proveremo ad osare, ma partendo dalla forza del gruppo e non dei singoli».
La sua ambizione è quella di arrivare in prima squadra?
«In molti pensano che sia qui perché un domani possa essere promosso in prima squadra. Non sono venuto a Pescara con quest’ambizione, ma per lavorare e crescere in Primavera».
Lei in carriera ha avuto tanti allenatori. A chi si ispira?
«Forse Luigi Delneri al Chievo ha segnato la mia carriera. Lui mi ha insegnato tanto e fatto vedere il calcio da un'altra prospettiva. E’ stato un vero innovatore nella metodologia di lavoro e mi ha fato capire il significato del calcio propositivo, ma anche equilibrato».
Del Pescara di Zauri che idea si è fatto?
«È una delle squadre che in prospettiva crescerà tanto. Il campionato di B è molto lungo, a marzo verranno fuori i valori».
Di Grazia è stato con lei all’Akragas. Che giocatore è ?
«E’ un mio pupillo. Nel Catania Primavera era fortissimo e anche quando si allenava con noi in prima squadra aveva un marcia in più rispetto ai ragazzi della sua età».
Di Luciano Zauri che cosa pensa?
«Siamo stati avversari nelle squadre di club e compagni di Nazionale. E’ un ragazzo professionale, molto educato ed è una persona piacevole. Mi fa piacere che sia arrivato in B, è bravo e merita questa grande vetrina».
Dopo la prima esperienza alla Juve, nel 2006, va al Siena, scopre la fede, scrive libri e diventa Atleta di Cristo, un’associazione no-profit di ispirazione cristiana-evangelica. Perché?
«Sono cresciuto in una famiglia cristiana. Mia madre mi ha sempre portato in chiesa e, di conseguenza, ho sempre ricevuto il seme della parola di Dio. Sono uno che dalla vita ha avuto tutto: soldi, donne e successo. Ma fino a quando Dio non si è impossessato del mio cuore, sono stato un uomo inquieto, insoddisfatto, pieno di dubbi. Quando conosci Gesù ti senti una nuova creatura, una persona che finalmente ha trovato un senso. Mi ha dato equilibrio e fiducia. Ho abbracciato la fede, ho abbracciato una persona: Gesù. E’ il mio modello di vita, colui che mi ha dato dei principi che non ho trovato da nessun’altra parte. In giro c’è molta ignoranza. La religione ha dato di sé di un Dio difficile da raggiungere, ma non è così. Se in Italia si governasse secondo i principi della Bibbia avremo risolto tantissimi problemi».
Come si comporta con i suoi calciatori? Ha chiesto loro di rispettare un determinato codice etico?
«Le persone non possono essere obbligate. Le cose devono essere fatte con il cuore non con divieti e paletti. Cerco di responsabilizzarli, con una linea che porti al rispetto e alla condivisione».
Legrottaglie come si è avvicinato al calcio?
«Grazie a mio padre. E’ stato lui che me lo ha fatto scoprire. Per lui sono diventato anche milanista, calcolando che avevo il cuore juventino».
Perché in Italia non ci sono più i difensori di una volta, come lei, Barzagli, Baresi e tanti altri?
«Il frutto del lavoro non eccelso per quanto riguarda l’investimento dei settori giovanili. Adesso, però, qualcosa sta rinascendo e da qui ai prossimi dieci anni le cose cambieranno».
De Ligt alla Juve per oltre 70 milioni.
«Lui si è trovato in una squadra che lo ha valorizzato. In un altro contesto rispetto all’Ajax non so se in estate poteva valere 70 milioni. Il calcio italiano è diverso e per come giochiamo noi avrà bisogno di tempo per adeguarsi».
Lo scudetto lo vincerà di nuovo la Juventus?
«Credo che se la giocheranno Juve e Inter e la lotta sarà serrata. I nerazzurri possono dare fastidio. Conte è un valore aggiunto e porterà l’Inter in alto».
L’avversario più rognoso che ha dovuto marcatore?
«Quelli rapidi e veloci. Soffrivo, per esempio Obafemi Martins quando era all’Inter. Il più terribile era Pippo Inzaghi ai tempi del Milan. Con lui non potevi mai abbassare la guardia».
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