Lento e senza idee: solo pari col Cosenza

31 Dicembre 2020

Un’altra prova incolore contro gli avversari in dieci per tutta la ripresa Solo nel finale qualche occasione, traversa di Guth in pieno recupero 

PESCARA. Un pareggio insipido. Non cancella le ombre sul futuro del Pescara, piuttosto le allarga. Dopo l’indecorosa prestazione di Chiavari ecco una partita che riassume un anno a tinte biancazzurre, caratterizzato da tante delusioni, ma impreziosita dalla notte del 14 agosto a Perugia, quella della salvezza ai play out.
Risultato positivo contro il Cosenza, ma non quello che il Pescara voleva, ovvero una vittoria per sorpassare i silani in classifica e prendere una salutare boccata d’ossigeno. No, il Pescara oggi non è in grado di vincere una partita nemmeno giocando per un tempo (il secondo) in superiorità numerica per l’espulsione di Bittante (severo ma ci può stare il primo giallo, giusto il secondo) a pochi minuti dall’intervallo. Non ha la forza, non ha le idee e men che meno la cifra tecnica per abbattere il bunker del Cosenza, la seconda migliore difesa della serie B. Nemmeno con un Ceter a mezzo servizio, rimesso in piedi nonostante i guai fisici. Al Pescara non necessita (solo) una punta, bensì una rivisitazione concettuale della squadra per indirizzarsi verso la strada che porta alla salvezza. Tanto più che alle spalle Entella e Ascoli sembrano ringalluzziti. L’effetto Breda (9 punti in sette gare) sembra svanire, anche perché alla lunga vanno rimarcati anche i limiti di tenuta atletica oltre che quelli di natura tecnica. Due scontri salvezza e zero gol: basta togliere gli spazi al Pescara e la manovra diventa lenta e prevedibile. Così è stato a Chiavari e così contro il Cosenza. Che si è difeso con ordine senza andare mai in affanno, sopperendo all’inferiorità numerica della ripresa con l’organizzazione. Sembra una squadra povera di contenuti tecnici quella di Roberto Occhiuzzi, ma ricca di altre qualità che le consentono di avere due punti di più in classifica rispetto al Pescara. Che, invece, dà la sensazione di trascinarsi in mezzo al campo. Fa anche cose potenzialmente interessanti, ma è lento. In linea con la carta d’identità dei suoi “senatori”. Non c’è intensità nel gioco, facile da arginare. Andrebbe svecchiata la squadra di Breda, servono gamba e tecnica per cambiare marcia.
L’ultima sfida dell’anno all’Adriatico-Cornacchia è lo specchio fedele di quanto sostiene la classifica: ritmi bassi e gioco confuso. Tanti errori da ambo le parti.
Il Pescara rispetto a domenica scorsa presenta due variazioni in formazione: Memushaj e Ceter. Primo tempo soporifero. Resta deluso chi si aspetta l’assalto del Pescara. Anzi, al 10’ è Fiorillo che salva respingendo con un piede la conclusione di Kone; Falcone viene impegnato solo da una punizione di Memushaj al 25’. E Fiorillo deve concedere il bis al 27’, deviando un diagonale dell’ex Baez. Al tramonto della prima frazione di gioco quella che poteva essere la svolta della partita con l’espulsione di Bittante. Ma la musica non cambia nemmeno nella ripresa, tanto possesso palla del Pescara, però Falcone trema solo alla fine, in pieno recupero, sul colpo di testa di Guth, che manda la palla sulla traversa. In mezzo l’inutile ricerca di un varco, tanto gioco in orizzontale e molti errori. Servirebbe un colpo di genio, ad esempio la punizione del redivivo Vokic nel finale su punizione che fa gridare al gol, ma la palla finisce sull’esterno della rete. Oppure una conclusione dal limite, quella di Valdifiori, che chiama Falcone alla deviazione in angolo. No, questo Pescara non è nemmeno fortunato quando al 47’ il legno salva il Cosenza e nega a Guth la gioia del gol. Ma la dea bendata aiuta gli audaci e oggi il Pescara non ha le forze e non ha la qualità per andarsela a cercare. Deve trovarle entro lunedì quando sarà di scena (ore 18) al Mapei Stadium di Reggio Emilia contro la Reggiana battuta 3-0 dal Pordenone.
Sarà un altro scontro salvezza e per sperare di evitare la retrocessione uno bisogna anche vincerlo.
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